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Oltre l’Odontoiatria
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Quando parliamo di innovazione in ambito Odontoiatrico la nostra mente ci porta dritti a pensare al cambiamento epocale che il settore sta vivendo grazie alla digitalizzazione dei processi, dalla diagnosi alla terapia (NdR). Vi è tutta via un altro elemento altrettanto importante i cui risvolti sono forse ancora più determinati per il paziente: l’innovazione della e nella comunicazione. Un aspetto ancora poco considerato dai più, ma che di fatto sta cambiando radicalmente l’approccio, e di conseguenza la scelta, dei pazienti nei confronti dell’Odontoiatra. Oggi affrontiamo uno di questi tantissimi aspetti che si celano dietro il generico “Marketing Odontoiatrico”. Parliamo di  marketing esperenziale che sta cambiando il mondo dell’Odontoiatria generando notevoli vantaggi, anche economici, per il paziente e per lo studio.
Citiamo alcuni casi a titolo di esempio in cui gli studi Odontoiatrici hanno deciso di innovarsi  promuovendosi grazie a servizi collaterali che hanno saputo fare la differenza e dirottare pazienti verso la “loro porta”.

Primo esempio: studi Dentistici  hanno pensato di fornire servizi aggiuntivi rispetto a ciò che compete strettamente all’Odontoiatria e ha offerto prestazioni collaterali di grande utilità come test allergologici e per intolleranze alimentari, Kinesiologia e Osteopatia. Nella fattispecie queste ultime due discipline sono rivolte all’equilibrio dell’intero sistema corpo-mente. Le aree prese in esame per riequilibrare questo sistema comprendono l’apprendimento, la comprensione, il movimento, la coordinazione motoria, l’area percettivo/sensoriale e l’area organica e favoriscono bilanciamento biochimico, nutrizionale, fisico, strutturale, mentale, emotivo. Il paziente viene analizzato come un sistema integrato di apparati che sono in stretta dipendenza l’uno con l’altro. Ciò corrisponde alla medicina olistica che non separa mente e corpo nella cura. Tutte queste discipline sono molto in voga e apprezzate dai pazienti che tengono al benessere e sono attratti dalla compenetrazione delle due sfere mediche. Il risultato è stata un’affiliazione e una costanza nelle cure molto più assidua.
Secondo esempio: vengono implementati i servizi per i pazienti concentrandosi su odontoiatria estetica e cosmetica. Esiste un’intera fascia di pazienti che chiede aiuto al proprio Dentista per migliorare la propria “bellezza”.
Per odontoiatria estetica si intende lo studio e la realizzazione di restauri dentali che ripristinino o migliorino l’aspetto estetico. Mentre la cosmetica concerne quella parte di terapie che hanno come obiettivo il miglioramento dell’aspetto di uno o più elementi dentali, dei tessuti orali e periorali, sbiancamento di denti pigmentati, “piercing dentali” ecc..
Il paziente è enormemente attratto da tutto ciò che orbita attorno alla bellezza e alla cura del proprio corpo, anche quando l’intervento è un “vezzo” e non una necessità.

Terzo esempio: si contrappone ai vecchi modelli di studio asettici, che abbozzano una sala d’aspetto confortevole anche se il più delle volte ha la parvenza di un’anticamera del dolore poco luminosa, con orologi a ticchettio, e pochi contributi per lo svago della mente.
Si tratta di uno studio che ha scandito l’attività lavorativa in base alle “passioni” dei propri pazienti: il lunedì, post domenica di partite sportive, è dedicato completamente agli uomini! La sala d’aspetto è una sorta di conviviale situazione in cui giornali, riviste e discorsi vertono sulla critica della giornata di campionato precedente. Il tempo passa veloce e aspettare diventa piacevole, per scambiare l’ultima impressione su questo o quell’altro giocatore, risultato, goal, acquisto, schedina, puntata.
Un altro giorno della settimana è invece dedicato alle donne, la sala d’aspetto si riempie di voci femminili e il plus è costituito da una professionista che in loco svolge la mansione di estetista e allieta l’attesa con trucchi e smalti.
Altre fasce d’orario sono dedicate ai bambini, che si ritrovano in una sala che assume le sembianze di una camera per i giochi in cui il pensiero del dentista viene addolcito da libri, colori e tanti piccoli coetanei.
Accontentando ogni fascia d’età, seguendo le linee generali di interessi comuni, lo studio è riuscito a ricreare un ambiente gioviale in cui la socialità e la cura della mente riempiono i tempi d’attesa e le preoccupazioni.

Conclusioni: questi tre esempi di “mosse strategiche”, costano certamente allo studio una diversa e “innovativa” organizzazione, in virtù della resa finale, del  pieno appagamento del paziente e del suo prezioso tempo. Possiamo perciò affermare che variare e ampliare i propri servizi, puntando all’estetica, alla cura della mente e del corpo, seguendo le passioni dei propri Pazienti, garantisce  enorme ritorno  in termini di reputazione, affiliazione e passaparola.

Cosa ne pensate a riguardo?
Scetticismo vs curiosità…chi la spunta?

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L’alfabetizzazione sanitaria in odontoiatria
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L’alfabetizzazione sanitaria in odontoiatria.
Il paziente partecipa in modo attivo alle scelte riguardanti la propria salute.

Alfabetizzazione sanitaria è la traduzione del termine inglese “Health Literacy” e indica la capacità di ottenere e comprendere informazioni sanitarie di base per poter effettuare scelte consapevoli.
Il termine ha una valenza ormai assodata, introdotto prima negli Stati Uniti e successivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo ha inserito nel Glossario della promozione della Salute.

A livello globale è emerso che la qualità della vita risulta migliore nelle aree in cui è presente l’alfabetizzione sanitaria, viceversa sono in aumento la mortalità e gli esiti clinici negativi nelle zone in cui l’alfabetizzazione è a livelli scarsi o insufficienti. In Italia non si hanno numeri statistici certi circa l’affezione a questo tipo di curiosità e cultura personale, ma è emersa la difficoltà nel comprendere il linguaggio medico di base.

E’ vero che l’utente si trova bombardato da infinite informazioni sul medesimo argomento (non solo tv e giornali ma soprattutto il web) e tante volte si sceglie di semplificare la ricerca poiché la comunicazione istituzionale risulta incomprensibile. Quello che fa la differenza è lo spirito critico ma soprattutto la ricerca delle fonti, degli editori e dei siti web più credibili e quotati, che si impegnano a trattare i temi di interesse in maniera seria, afferrabile e decifrabile.

L’alfabetizzazione sanitaria allunga la prospettiva di vita, migliora lo stato di salute e riduce le malattie croniche, migliora la consapevolezza, ha portato ad una minor ospedalizzazione, ad un maggiore acquisto di prodotti legati alla salute della persona, e migliora la coscienza circa il proprio stato di salute.
D’altro canto il sovraccarico di informazioni, più o meno qualificate, può portare a
non ritenere importante il parere medico, all’aumento dell’autodiagnosi, e a convinzioni errate.

L’odontoiatra in questi anni deve fare i conti con pazienti che esprimono obiezioni sul piano clinico o terapeutico dopo aver consultato il web o altre fonti; il professionista dovrà gestire le varie casistiche con empatia, calandosi nella posizione del paziente senza alzare barriere comunicative, chiarendo con competenza e padronanza dell’argomento tutte le “rischiose generalizzazioni o distorsioni” facendo attenzione a non manifestare il diniego circa le considerazioni del paziente.

Uno dei compiti dell’odontoiatra nel panorama attuale è anche quello di saper comunicare. L’esperto deve confrontarsi con un paziente sempre più consapevole divulgando tramite tutti i mezzi a disposizione (dal carteceo cioè brochure, carte servizi e quant’altro al web tramite siti di settore, social ecc..) le proprie competenze e notizie riguardanti la salute. Lo scopo non è quello di combattere il famigerato “Dott. Google” ma vigilare e istruire questo canale di informazione con contenuti adeguati che inducano i pazienti a rivolgersi ai dottori, i quali somministreranno le cure più adeguate.

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“No!E’ troppo caro!”
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Un’inquietudine condivisa sia dal paziente che dall’Odontoiatra: la paura per il preventivo.

Potremmo dire che in realtà il timore dell’uno si riversa sull’altro. Se un professionista ha letteralmente paura di sottoporre il proprio preventivo al paziente (la titubanza più frequente è quella di presentare parcelle troppo dispendiose) sbaglierà sicuramente i modi e le forme poichè una spesa onesta e giustificata non potrà non essere presa in considerazione se a monte sono state avallate le esigenze del paziente stesso.

Quest’ultimo si presenta allo studio con determinate aspettative e con degli obiettivi da raggiungere. Chi si accomoda sulla poltrona dello studio Odontoiatrico sa già come ne vuole uscire, chiunque richieda una prestazione ha ben chiaro cosa desideri per sé. Il paziente immagina la resa finale e in base a variabili del caso (quali ad esempio tempi di esecuzione e disponibilità economica) decide su proposta del professionista se compiere la terapia attraverso una riabilitazione completa e definitiva o procedere per step. Quello di cui non è a conoscenza probabilmente sono gli aspetti tecnicistici della terapia, gli eventuali limiti fisiologici relativi al proprio caso clinico.

Il bravo Odontoiatra saprà garantire, tramite la persona della propria equipe delegata alla stesura preventivi, una stima che rispecchi e abbracci in toto le reali esigenze del paziente, siano esse legate alla richiesta più scontata cioè la cura della patologia, al fattore estetico e funzione, fino agli imprescindibili limiti dettati dalla spesa economica (assolutamente vincolante ai fini dell’accettazione del preventivo).

La figura che si occupa di interfacciarsi col paziente per discutere assieme l’entità della spesa finale non è di poco conto, permette di scindere la professione medica del Dottore, rispetto al contesto meramente economico/contabile e ha modo negli incontri preliminari di intercettare le necessità del paziente integrandole ad un’analisi approssimativa (ma pur sempre fondata) riguardo lo status della persona che si trova di fronte, un momento necessario nel quale si cerca di inquadrare l’individuo in modo da poter imboccare la via più corretta per spiegare, motivare e proporre il preventivo.

Una volta compresa l’urgenza, l’occorrenza, la proiezione al futuro del paziente e la sua “disponibilità economica” si procede a sottoporre le papabili vie di cura con le relative tempistiche tenendo sempre presente che le prestazioni mediche fornite sono finalizzate a ripristinare il benessere dell’intero organismo e non si limitano al trattamento dei denti. Il ripristino della funzione e dell’estetica sono la parte finale e più “visibile” di una terapia molto più articolata e complessa, frutto di accertamenti clinici attenti e meticolosi atti a valutare ogni aspetto della salute nel suo insieme. Solo grazie ad una diagnosi attenta e completa da parte del dentista è possibile eseguire una terapia personalizzata perchè ogni persona è unica e come tale va curata e accontentata.

Se vogliamo parlare del modus operandi, il professionista dovrebbe preferire un approccio modulare (varie tappe) piuttosto che complessivo (tutto e subito). Negli ultimi anni il rapporto medico-paziente è cambiato, una volta la parola del medico era incontrovertibile e il paziente si affidava, o doveva affidarsi ciecamente alle mani del proprio Dentista di fiducia. Nel panorama attuale, in cui l’infomazione e la concorrenza hanno alterato i parametri di scelta, l’Odontoiatra lungimirante deve trovare il modo di spiegare, convincere e operare in tutta onestà e trasparenza. Ogni paziente è unico e come tale ha bisogno di essere trattato, il medico deve ragionare in maniera mirata, motivare una linea piuttosto che un’altra, garantire il risultato abbracciando le esigenze del paziente facendole poi coincidere con le disponibilità economiche.

A proposito della gestione finanze, si è portati a pensare che il primo e unico parametro preso in considerazione dal paziente sia l’importo della parcella. In realtà è corretto solo in parte. Naturalmente la pubblicità che si staglia sulle vetrine delle catene low-cost che promettono prestazioni a basso costo attira, ma allo stesso tempo come si può promettere una terapia, e una prestazione, senza una corretta diagnosi? Senza aver visto in che condizioni cliniche versa il paziente? Senza conoscerne esattamente le sue aspettative? In assenza di questi elementi essenziali diventa pressochè impossibile proporre soluzioni mirate, efficaci, in grado di soddisfare a pieno le aspettative del Paziente.

L’odontoiatra deve essere consapevole del fatto che la differenza non la fa il preventivo ma l’ascolto del paziente che porta ad intercettare la “cura” migliore e più adatta in base alle aspettative e alle possibilità. Non è detto che un paziente non accetti un preventivo “importante”, magari dilazionato nel tempo, in virtù della resa finale predicibile, piuttosto di un preventivo “sotto costo”che di fatto non può garantire un risultato accettabile nel tempo.

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Paziente o Cliente?
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Paziente o cliente?
…semplicemente due facce della stessa medaglia!

Analizziamo le due parole di cui si compone la dicotomia.
Paziente significa “persona affetta da una malattia, e più genericamente, chi è affidato alle cure di medico o di un chirurgo” (Treccani) mentre cliente nell’uso corrente è “chi abitualmente si avvale delle prestazioni di qualcuno o acquista quanto gli occorre dallo stesso fornitore” (Dizionario Italiano).

Alla luce delle definizioni sembra facile asserire che, essendo l’odontoiatra un medico, le persone che vi si rivolgono siano di conseguenza suoi pazienti. Ma quanto sono cambiate le richieste del paziente e lo stesso servizio fornito dal dentista?

Il dentista sa che il paziente ha richieste ben più ampie rispetto alla “semplice cura del dolore” perciò spazia dall’estetica all’ortodonzia. Il professionista decide di investire denaro e tempo con apparecchiature e curva di apprendimento per il soddisfacimento dei desideri del proprio paziente che diviene mano a mano sempre più “cliente” date le variegate richieste che esulano da patologie. Richiede un servizio, ne pondera i costi, li analizza dal punto di vista economico. Di certo la cosa migliore da fare è non catalogare o etichettare, sarà la richiesta stessa a fare dell’individuo un paziente o un cliente. Il paziente ha un doloroso problema che desidera estirpare affidandosi alle mani sapienti del proprio dottore, il cliente ha degli intenti e valuta il contraccambio economico per soddisfare esigenze o desideri.

Sembra quasi i due ruoli si scambino e si compenetrino: si alternano fasi in cui l’individuo dimostra di calcolare, di scegliere in maniera molto oculata, e questo denota tipici tratti da cliente poi subentra la fase in cui l’individuo prende contatto con il dottore e lo ascolta nella diagnosi e nella linea di cura proposta e si delinea la figura di paziente, quando poi si tratta di preventivi è naturale emerga nuovamente il tratto da acquirente. Tutto sommato non è altro che un mix di entrambe le figure che si alternano ponderando costi e benefici, quantità e qualità.

Dal punto di vista etico della professione medica è indicato attribuire all’individuo il termine di “paziente” per via della prestazione somministrata dal medico stesso al momento del bisogno. Detto ciò le nuove frontiere (richieste) in ambito dentale hanno spostato l’orizzonte della professione odontoiatrica, ampliando i margini di lavoro e di profitto per il dentista che inevitabilmente deve far uso di strategie di marketing oculate per proporre i suoi servizi mantenendo intatto il senso etico e una corretta percezione del reale stato di salute del paziente stesso.

La persona ha molteplici esigenze e il dentista può trovare il modo di soddisfarle: il paziente richiede cure, attenzioni, serietà, professionalità, continuità; il cliente chiede prezzi (controlla le tariffe e le mette a confronto) comodità (la locazione dello studio, se è più o meno facile giungervi e parcheggiare), tempistiche (numero di sedute, velocità di esecuzione), avanguardia (le ultime tecniche in uso per essere sicuri di ottenere i risultati migliori), modernità (c’è necessità di svecchiare lo studio e dare seguito alle mode del momento riguardo immagine ed estetica dentale).

Lo spettro delle relazioni si è ampliato ma i focus rimangono l’individuo e le sue necessità, siano esse da paziente o cliente.

Non mancheranno approfondimenti in cui ci addentreremo nel mondo dei servizi connessi alla cura, un mondo di desideri collaterali di cui è portatore il nostro paziente che una volta realizzati segneranno la strada per le sue scelte future e la sua fidelizzazione.

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Ignorare, subire o gestire? Come rispondere alla rivoluzione digitale.
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Ignorare, subire o gestire? Come rispondere alla rivoluzione digitale

L’inserto “Salute” del Corriere della Sera dedica un’intera pagina al digitale in chirurgia orale centrando l’attenzione su parole come velocità, sicurezza, predicibilità.

Gli interventi che compaiono nello Speciale Salute dedicato al dentale sono di illustri Odontoiatri che delucidano le tecnologie applicate alla loro Professione e a quella dei loro collaboratori e colleghi. Ecco alcuni punti forti della nuova frontiera odontoiatrica messi in luce nella rubrica dedicata:

  • – il numero degli appuntamenti che via via si riduce con relativo aumento del comfort per il paziente (risparmio in termini di tempo e denaro)
  • – la possibilità di velocizzare le operazioni che prima richiedevano maggior numero di  sedute; ciò costituisce un beneficio anche per il dentista il quale, attraverso l’utilizzo delle tecnologie, può pianificare, operare in maniera rapida, accurata, precisa e con ridotti margini di rischio d’errore
  • – una chirurgia e terapia in totale sicurezza con l’ausilio di mascherine chirurgiche personalizzate, disegnate al computer e stampate in 3D
  • – la riduzione del disagio per il paziente
  • – l’evidenza scientifica nel digitale cioè la validità comprovata da parte della Società Scientifica Internazionale che consente l’uso di queste apparecchiature (scanners, cone beam computed tomography, fresatori e stampanti 3D)

Questo inserto dà l’idea di come, ad esempio, la chirurgia implantare guidata sia di grande aiuto al fine di allineare il “Mestiere” alla computerizzazione generalizzata della quasi totalità dei lavori esistenti con benefici evidenti su svariati fronti.

Digitalizzazione: perché no?
Riprendendo da dove ci eravamo lasciati – e come avvalorato dagli interventi dei Professionisti riportati sul quotidiano – le tecnologie digitali hanno modificato e modificheranno sempre più la pratica clinica Odontoiatrica sia dal punto di vista diagnostico (indagini strumentali quali TAC Cone Beam, risonanza magnetica nucleare, ultrasonografia) sia nell’approccio operativo (tecnologie CAD-CAM, scanner intraorali e da laboratorio, stampanti 3D).
La digitalizzazione dello studio è un processo inevitabile, nonostante ciò la crescita non sembra presentare dati rilevanti a supporto del cambiamento (ad esempio lo scanner intraorale per rilevare le impronte è presente in meno del 5% degli Studi Odontoiatrici).
Come già avevamo accennato qualche tempo fa, il problema relativo “all’attecchimento” di questa importante e fruttuosa innovazione potrebbe essere l’investimento iniziale e la ritrosia cronica al cambiamento da parte del comparto medico in questione. E’ evidente come il digitale sia presente ed applicabile in ogni attività Odontoiatrica, in particolare nella diagnostica radiologica, tant’è che la progettazione digitale di manufatti protesici è prerogativa degli Odontotecnici da anni, e molti di loro sono molto più evoluti dei Dentisti in questo settore. Il possesso di queste competenze all’avanguardia porterebbe indiscussi vantaggi soprattutto alle nuove generazioni di Dentisti e Odontotecnici che fanno fatica ad emergere nel mare della concorrenza, ma le risorse appaiono loro insufficienti a fronte dell’investimento iniziale. Ma se si pensa che, in una sola giornata di lavoro, un professionista formato riesce a realizzare interventi e manufatti che prima richiedevano svariate sedute, è evidente come ammortizzare un’iniziale spesa che appariva proibitiva. Abbattimento di tempi, costi, scarti ma soprattutto Pazienti soddisfatti, paganti, fidelizzati che ritornano, parlano orgogliosamente del proprio Dentista e allargano la cerchia mediante passaparola o condivisioni di vario genere (es: social network).

Come cambia lo scenario sociale dentro e fuori lo studio dentistico?
Cosa comportano queste “pratiche evolute” per quanto concerne l’armonia all’interno del team dello studio odontoiatrico? E il Paziente, al di fuori, che benefici trae?

L’approccio digitale ha decisamente migliorato la comunicazione nell’équipe odontoiatrica tra i vari specialisti ed i laboratori odontotecnici: l’acquisizione di dati multipli (CBCT, scansioni intra- ed extra-orali, pianificazione virtuale estetica ed implantare) ha favorito la compenetrazione delle esecuzioni, integrandole al fine di ottimizzare il processo diagnostico e monitorare nel tempo le modificazioni dei tessuti orali e dei restauri.

L’introduzione dei sistemi digitali ha permesso di migliorare anche il rapporto con i Pazienti che beneficiano di maggior comfort considerata l’eliminazione dei materiali da impronta e la vantaggiosa gestione del tempo; è possibile verificare in tempo reale la correttezza delle impronte, immagazzinare i dati non avendo più necessità di produrre modelli fisici ed effettuare controlli digitali tridimensionali.
La possibilità di commentare a video la pianificazione estetica virtuale del “sorriso” assieme ai pazienti stessi, è certamente un apporto motivazionale e comunicativo da non sottovalutare. Sentendosi così coinvolti, i Pazienti accettano di buon grado i trattamenti limitando le incomprensioni (che riguardano il trattamento terapeutico ed economico).

Le metodiche digitali sono alla portata di tutti?
Richiedono prolungate curve di apprendimento nel tempo o sono di facile acquisizione?
A rigore di logica è giusto riportare anche qualche aspetto che induce diffidenza nell’approccio al “nuovo”: nell’immaginario comune si parla di curve di apprendimento piuttosto complesse e investimenti significativi che presentano costi elevati. Nonostante esista un fondo di verità riguardo l’onerosità della formazione e della strumentazione, le apparecchiature di pianificazione virtuale (chirurgica ed estetica) presentano interfacce e modalità di utilizzo molto intuitive. E’ necessario, come per tutte le cose, fare pratica per ottimizzare il loro uso, ridurre progressivamente i tempi ed esaltarne le prestazioni. Sono alla portata di tutti ma richiedono una curva di apprendimento variabile in base all’esperienza dell’operatore e al numero di casi trattati. L’Odontoiatra Digitale è una nuova figura di professionista che ha competenze specifiche sul campo, una qualifica che richiede formazione continua. Il digitale sarà il modo abituale di lavorare perchè la filiera dentale va in questa direzione.

Chi non vuole affrontare il cambiamento ha come unica scelta quella di chiudersi al futuro e purtroppo constatare il declino della propria occupazione. Per chi ha davanti a sè ancora qualche anno di attività può essere comprensibile e condivisibile la refrattarietà (sia per curva di apprendimento che per costi), ma per chi ha davanti a sé un’intera carriera costituisce un danneggiamento deliberato al proprio futuro (già oltremodo incerto) rimanere aggrappati alla vecchia metodologia analogica.

BioService e Matrix da tempo sostengono e incentivano il cambiamento abbracciando le richieste dei Dentisti con le ultime novità del settore proponendo nella loro offerta consulenza e componentistica per l’odontoiatria digitale.

Visitate il sito o contattateci nel caso foste interessati: Bioservice, Oltre l’Implantologia!

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“People buy people”. L’assenza di fiducia è costosa.
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Gli americani ci ricordano che “people buy people”, ovvero che prediligiamo fare business ed instaurare relazioni con persone che conosciamo e di cui ci fidiamo. Stessa cosa avviene nel caso specifico in cui un individuo debba affidare la propria salute in mano ad un Dentista.

Sulla scia del redazionale precedente, in cui abbiamo aperto il dibattito sulle catene low-cost grazie alla puntata di Report, vogliamo continuare parlando dei valori che fanno di uno studio dentistico il miglior amico del sorriso e della salute; apportando benessere psicologico, fisico e un tenore di vita migliore. La stima per il professionista, che infonde sicurezza circa le cure e la serenità riguardo la sua costante presenza, garantisce il consolidamento di un rapporto fiduciario che va ben oltre il servizio.
L’onestà del preventivo, legata indissolubilmente alla lealtà nei confronti del Paziente che sta impegnando i propri averi per risolvere dei problemi di salute (perché la salute passa anche e soprattutto dalla bocca), crea il rapporto di fiducia.
Questa tematica si sviluppa in antitesi a quanto emerge dal reportage Rai nel quale si evince che una delle caratteristiche che rende la clinica low-cost meno affidabile rispetto al comparto dell’odontoiatria privata è proprio la mancanza di fiducia, l’opacità del rapporto fuggevole Medico-Paziente.

Veniva di fatto rimarcato come i dottori delle cliniche fossero spesso esecutori di un numero imprecisato di interventi su diverse persone, senza avere ben chiaro i casi clinici e le varie evoluzioni dei casi stessi, abbandonando non di rado il ciclo di operazioni in corso, eseguendo passivamente la tabella di marcia proposta dal preventivo (scarso di diagnostica e spesso gonfiato con interventi inutili o non impellenti). Proprio per i motivi appena citati spesso le grandi catene del low-cost sono viste come i “supermercati del dente”, dove scorre in sovraimpressione la miglior offerta, il prezzo più vantaggioso, la promozione del mese…
Ma l’individualità? La personalizzazione? Il sentirsi paziente e non cliente?
Le catene lavorano sulla fiducia o sulla vendita?

C’è da dire che la categoria dei Dentisti non ha goduto per anni di buona reputazione per via delle ingenti somme richieste ai propri pazienti e la scarsa comunicazione atta a giustificarne le parcelle, questo ha aperto le porte alle catene che se la giocano sul prezzo e l’appeal estetico. Oggi coloro i quali lavorano e continuano a crescere sono distaccati da questi stereotipi e luoghi comuni, hanno abbracciato la via della trasparenza e dell’ascolto, finalizzando l’attività nel rispetto delle esigenze primarie. Questo comporta grandi sacrifici, grande impegno e grande perseveranza, sono quattro i punti focali da seguire per attivare il circolo vizioso positivo della fiducia che innesca feedback emotivo ed economico: l’integrità cioè coerenza e onestà riguardo l’operato, l’intento cioè lo scopo, la motivazione che non attecchisce senza la basilare cura degli altri perchè non esiste un intento che lavori “in solitaria”, ha ragione di esistere solo se relazionato a chi ha bisogno e al conseguente benestare di chi richiede il servizio; il legame imprescindibile tra capacità e credibilità, le competenze contraddistinguono e vanno aggiornate, coltivate e comunicate per prestazioni complete ed efficaci; infine il risultato, garantire risultati all’altezza delle esigenze.
Avere fiducia nel proprio Dottore significa affidargli la propria salute, la credibilità dovrebbe essere lo strumento di negoziazione più importante in possesso dell’odontoiatra.
Al contrario non sono premiati e non creano rapporti stabili e duraturi (e nemmeno buon passaparola) il pressapochismo e le verità omesse che danno luogo a impressioni falsate e inducono a sottovalutare o sopravvalutare determinate prestazioni in virtù dell’accettazione del preventivo finale (vedi catene low-cost).

Dati alla mano: quando fiducia fa rima con ricavo.
Il rapporto di fiducia è un impegno emotivo fra due persone basato sul rispetto reciproco, sull’etica, su un sentimento positivo. I risultati di una negoziazione improntata sulla fiducia promettono maggiori ricavi in futuro. Feedback quantificabili con numeri schiaccianti per quanto riguarda sia il numero di pazienti che ritorna sia per la propagazione dell’immagine dello studio, divenendo cassa di risonanza, marketing vivente (è un processo in cui l’individuo diviene fonte di comunicazione e promozione dei servizi e dei professionisti stessi che li hanno realizzati, ma soprattutto dei valori. In questo caso è naturale e inconsapevole, il sorriso è il pezzo forte di questo marketing “a cuore aperto”, spontaneo).
Il Dentista è una professione molto importante e delicata, è colui che supervisiona la facoltà di alimentarci correttamente, sorridere senza vergognarci, curatore del nostro benessere psichico e fisico.
Ed è proprio la fiducia che determina la scelta del Dentista. Vediamo alcuni dati a riguardo provenienti da un’inchiesta condotta qualche anno fa (ma ancora attuale) dal sondaggista sociologo Mannheimer utilizzata a riprova di quanto detto finora anche nei convegni ANDI.
Nove su dieci (93%) gli italiani che ripongono la loro fiducia nel medico dentista.
Sei su dieci (56%) dicono di averne davvero tanta.
Il Dentista è considerato al pari del “medico di base” (o di famiglia).
Infatti il Dentista e il Medico di base hanno, nella popolazione, un voto di 7,6 come fiducia media, di contro a un 7,5 dei medici specialisti. Queste sono le uniche professioni per cui la maggioranza degli italiani ha sempre espresso una forte fiducia (hanno detto di fidarsi nell’ordine il 93%,90% e 93% degli italiani). All’opposto le professioni di giornalista e di manager sono le uniche a contare un voto medio (da 1 a 10) inferiore alla sufficienza seppur di poco (5,9) mentre avvocati (6) e notai (6,3) e magistrati (6,4) appena sopra la media.
Un’altissima fiducia verso l’odontoiatra che svolge la sua attività in uno studio privato italiano (89%). Ciò è dimostrato anche dal fatto che in otto casi su dieci (82%) gli italiani si rivolgono sempre allo stesso dentista.

Dal sondaggio emerge anche la ‘bocciatura’ delle grosse strutture e del turismo odontoiatrico. Nove italiani su dieci hanno infatti più fiducia verso il Dentista che opera in uno studio privato, mentre l’inefficacia delle cure effettuate all’estero è evidenziata dal dato che indica come più della metà di coloro che si sono rivolti a dentisti all’estero dichiarano che non lo rifarebbero. A prendere in considerazione lo studio estero è poco più di un italiano su dieci (15%), mentre per nulla interessati alle cure fuori i confini sono otto (81%) italiani su dieci.


Convertire fiducia in ricavo. Come cavalcare l’onda della fiducia per farsi conoscere.
Il vero valore della reputazione?
Si misura in fiducia e credibilità che influenzano la propensione dei Pazienti a tornare dove “sono stati bene”, dove sono stati curati e seguiti, dove di un bene o un servizio hanno potuto apprezzare la qualità.
Reputazione, credibilità e fiducia sono verificabili e quantificabili, i risultati portano a feedback e propagazione “del nome”. Per cavalcare l’onda, nel caso essa sia positiva, si può coadiuvare il tutto con una buona strategia social marketing creando consenso anche grazie alla propria presentazione in Rete, al Digital Engadgment (ingaggio di possibili Pazienti tramite le piattaforme social ad esempio).
Per questo diventa essenziale distanziarsi dal rumore di fondo impostando uno stile comunicativo comprensibile, stimolante, curioso che garantisca la qualità che salti all’occhio e continui a propagare i valori e la trasparenza e soprattutto la vicinanza al Paziente, quella che così difficilmente si riesce a percepire nelle catene dove le persone si sentono Clienti in fila per l’acquisto di un Prodotto.

BioService e Matrix, in questo senso, possono aiutare i Professionisti nell’ammirevole gestione del potenziale professionale del Loro studio Odontoiatrico.

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Aspettative del paziente
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Caliamoci nei panni del paziente…ci vanno larghi o stretti?
Ogni azienda si impegna a gestire il proprio lavoro focalizzando l’attenzione sulle esigenze del proprio cliente, allo stesso modo il dentista deve avere a cuore le aspettative e i bisogni del proprio paziente.

Sulla scia del precedente redazionale nel quale sottolineavamo la centralità del paziente e le sue esigenze (che potrete consultare nella sezione news del nostro sito web) vogliamo trovare risposte a queste domande apparentemente banali:
Cosa si aspettano i pazienti? Perché un paziente dovrebbe scegliere un professionista piuttosto che un altro? Quali sono le variabili che determinano la preferenza?

Abbiamo chiesto direttamente ad un campione di persone con età, interessi, bisogni, abitudini, lavori, vite diverse di rispondere a queste semplici domande riguardanti la scelta dello studio dentistico. Le scelte scaturiscono da parametri ben definiti. Sarà interessante mettere a paragone le aspettative del paziente con quelle del Dottore confrontandole con i risultati del sondaggio.

Entrando nello specifico, l’inchiesta è stata condotta su un campione di 150 individui (Italia, mese di Settembre 2018, campione variegato dal punto di vista anagrafico, utente medio dal punto di vista economico) coinvolgendo tutte le fasce d’età: bambini under 12, ragazzi under 20, persone under 45, over 45 e di mezza età over 65. Le domande essendo a risposta aperta hanno necessitato di un’interpretazione per poter poi gestire il dato finale in percentuali calcolabili.

In linea generale sono emerse questo tipo di tendenze e preferenze:

Cura dell’ambiente e dell’accoglienza
Con una percentuale del 90%  gli interpellati hanno manifestato questa esigenza basilare.
I bambini per primi hanno sottolineato l’esigenza di entrare in studi dentistici il meno possibile asettici, con aree dedicate e personale sorridente. Per ovviare al camice bianco ospedaliero i colori sarebbero fondamentali ai fini di rallegrare il contesto rendendolo “meno medico e più ludico”.
D’altro canto il resto degli intervistati, alzando anche il range dell’età, manifesta la medesima esigenza cioè essere accolto in un ambiente che riesca il piu possibile a infondere serenità, familiarità e positività mediante colori, arredamenti, pulizia e angoli svago/ristoro.

Informazione a 360 gradi
Con una percentuale dell’85% è schiacciante la richiesta di informazione. La restante percentuale comprende quasi prettamente la fascia “under 12” che viene indirizzata dai parenti prossimi per la scelta del medico curante e che si fida delle info in possesso dei propri familiari.
Dalla fascia adolescenziale via via crescendo con l’età dei sondaggiati il desiderio è quello di avere informazioni utili circa lo studio, le cure, le tipologie di interventi; come prima cosa i pazienti ammettono di controllare la presenza in sala d’attesa del materiale informativo (trasferimento di contenuti di valore) e poi richiedono all’equipe stessa la capacità di comunicare e dare spiegazioni ed indicazioni esaurienti. Informazione in loco e on-line mediante un sito web aggiornato e funzionale in cui trovare la maggior parte delle informazioni. La richiesta di modernità e avanguardia coinvolge tutte le fasce d’età.

Chiarezza su preventivi e costi
la maggior parte degli intervistati (65%) è convinta che il costo sia un problema relativo per le tasche, ritiene altresì fondamentale la spiegazione delle varie voci che compongono il preventivo spiegate dal punto di vista del trattamento ancor prima del prezzo. L’esigenza diffusa è quella di trovare professionisti corretti che sappiano consigliare il miglior intervento, nei tempi e nel numero di sedute indispensabili (timore diffuso è quello di trattamenti opzionali che gonfino solamente la parcella). Da parte dei pazienti emerge inoltre l’esigenza di poter dilazionare il pagamento, in modo da abbracciare trattamenti completi suddivisi in vari step con saldo a rate.

Comodità
Escludendo i bambini che hanno evidenziato prettamente la parte ludica del pre-visita, il resto degli interpellati (70%) ha sostenuto che la scelta del dentista dipende anche e soprattutto da questo tipo di fattore che abbraccia sia la disponibilità a fissare le visite, i controlli, gli interventi in giorni prossimi alla chiamata o conformi alle necessità del paziente sia la comodità relativa alla locazione dello studio; la prossimità a parcheggi magari gratuiti, a centri servizi, a zone tranquille facili da raggiungere e da lasciare senza ulteriori spese in termini economici (il parcometro) e di tempo nel caso si trattasse di raggiungere zone a traffico limitato o congestionato.

Cosa pensano gli altri
Pressochè tutti gli intervistati hanno fatto emergere che la scelta del dentista è determinata dal fattore passaparola (90%) , proveniente da pareri di conoscenti e amici (giudizio tenuto in gran considerazione) come dal web in cui pullulano le recensioni lasciate da pazienti (monitoraggio soprattutto da parte dei giovani under 45). Sarebbe opportuno da parte dell’odontoiatra avere ben chiaro quale sia l’idea diffusa riguardo il proprio studio, soprattutto la reputazione on-line che si propaga in maniera virale. Il dottore grazie alla presenza virtuale (social, sito web, dimestichezza con piattaforme varie) potrà monitorare e agire sulla propria immagine per migliorarla e propagarla (pubblicizzandosi). Ed è così che il paziente stesso richiede la presenza in rete del dentista per poter confrontare in tempi brevi il suo profilo con quello di altri colleghi e trarre le proprie (parziali) conclusioni.

La statistica ha messo in luce come gli interessati desiderino essere perlopiù informati e comodi.

Ma il dentista ha ben chiaro per cosa propenda il paziente? Sulla base di queste esigenze si sente sempre in grado di soddisfare le aspettative messe in luce?

Prossimamente sottoporremo altri questionari ai nostri interessati, anche nella formula a risposte multiple o chiuse, lo scopo è quello di avere una panoramica ampia e veritiera riguardo le abitudini dei consumatori, percentuali tangibili sulle quali operare scelte coscienziose per il proprio studio in continuo aggiornamento.

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ODONTOTECNICO: UN LAVORO IN VIA D’ESTINZIONE?
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La tecnologia permette di realizzare lavori che si avvicinino alla perfezione e la manodopera va scomparendo. Si prevede che in un futuro prossimo l’automazione sarà così elevata da modificare sostanzialmente buona parte di molte professioni. L’introduzione delle tecnologie digitali è stato il principale motore dell’attuale rivoluzione.

L’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute “A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity”, conferma questa tendenza: quasi la metà (il 49%) dei lavori svolti oggi nel mondo da persone fisiche potranno essere automatizzati. Anche in Italia, dove il tasso di sostituzione si aggirerebbe tra il 49% e il 51%. Significa che più della metà dei lavoratori italiani, circa 11 milioni di persone, potrebbero essere sostituiti da una macchina.
Il World Economic Forum parla di una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro entro il 2020, compensata da un guadagno di due milioni di posti di lavoro. Quindi, il saldo negativo è di cinque milioni di posti in meno nel mondo entro i prossimi tre anni.

I lavori artigianali saranno quelli più interessati e che risentiranno maggiormente di questo orientamento, seguiti da lavori allo sportello come il cassiere di banca (eclissato dall’home e dal mobile banking) o l’assicuratore (adombrato dalle assicurazioni on-line), ma anche mestieri di sala operatoria e nei servizi pubblici. La cassa automatica sostituisce il cassiere, il bancomat il bancario allo sportello, Amazon e Ali Baba (solo per citare i maggiori colossi) eclissano commessi e agenti di commercio, Booking gli addetti degli hotel e delle agenzie di viaggio, l’email il postino, i robot gli operai, app e siti web i telefonisti dei call center, nei fast food si ordina e si paga tramite schermo touch screen, per comprare un abito basta cliccare la vetrina virtuale sullo schermo del computer e aspettare comodamente a casa la consegna. Esistono molti altri esempi di come l’informatica e le sue applicazioni abbiano cambiato le abitudini di vita e disparati ambiti professionali.

Ma noi siamo qui per parlare di un altro mestiere che inevitabilmente sta vedendo vacillare la propria stabilità: l’odontotecnico. La professione di Odontotecnico è sempre stata di basilare importanza all’interno della “filiera del dente”, tanto da poterla definire insostituibile e necessaria, figura centrale dell’Odontoiatria Protesica. Pensare che questa professione e la relativa fabbricazione di protesi siano estranee a questa tendenza incalzante che mira all’automazione completa dei processi di produzione non è per nulla realistico. D’altro canto, è giusto ricordare che tutte le conoscenze, i materiali e le tecniche in possesso e in uso attualmente nei laboratori odontotecnici sono state a loro volta concepite e sperimentate in un’ottica di evoluzione, come è logico che sia verranno soppiantate e archiviate per lasciare spazio alle novità, in un inesorabile ciclo di vita che viaggia sulla linea del tempo e richiede disponibilità al cambiamento e all’apprendimento.

Quella dell’Odontotecnico rischia di non essere più la figura centrale della fabbricazione protesica? Chi si è salvato dall’avanzare incessante delle nuove tecnologie che sostituiscono la mano dell’uomo con il “braccio robotico” o i macchinari altamente performanti?
Ci si domanda in definitiva quanto sia pronto l’Odontotecnico ad incassare questa svolta epocale, quanto sia aperto nei confronti dei nuovi mercati.
La categoria si è divisa a metà tra chi ha investito ed ha voluto sperimentare il futuro attraverso il 3D e chi, spaventato da costi, curva di apprendimento e scetticismo nei confronti del percorso evolutivo del mestiere, è rimasto fedele alle tradizionali tecnologie sempre avute in possesso (delegando il delegabile).
Sicuramente coloro siano riusciti a salire sul “carro delle tecnologie”, abbiano investito nel futuro, dato vita a collaborazioni con colleghi e reti d’impresa per lavorare in sinergia, scelto percorsi evolutivi per il proprio laboratorio in un’ottica imprenditoriale lungimirante e avveniristica, stanno ora galleggiando ed emergendo.
In primis bisognerebbe saper cogliere l’avanzare delle conoscenze e aver padronanza di queste nuove basilari competenze (il laboratorio si evolve e con esso la figura del professionista), saper sfruttare il momento per fare scelte ed investimenti, strategie di comunicazione e di vendita, proporre e adattarsi alle mutate esigenze del mercato con lavorazioni ad “elevato valore aggiunto”. Ad esempio c’è chi ha puntato su dispositivi medici su misura per la prevenzione dei traumi (es. paradenti professionali per atleti, calciatori, pallanuotisti), c’è chi ha cavalcato il mercato dell’Odontoiatria estetica o dell’ortodonzia. Aumentare il fatturato senza essere nuovamente soffocati da quella che si continua a definire crisi ma che in realtà potrebbe somigliare di più ad una reticenza al “nuovo panorama” e alle “nuove” richieste.

Mettendo da parte ciò che concerne l’apprendimento e la propensione al cambiamento, è giusto sottolineare che gli 800 milioni di euro di entrate che movimenta il mercato italiano del settore dentale (divisi tra studi e laboratori) hanno fatto cadere l’occhio sulla notevole presenza di aziende e centri che si occupano di stampe 3D e tecnologie CAD/CAM. Un mercato che non se la vede più solo con il laboratorio dell’odontotecnico ma con la dominante presenza dei centri di fresaggio e laser melting.
Come dichiarato dall’Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane, in collaborazione con Key-Stone statistiche a cui è stata commissionata l’indagine, i dati dimostrano che il 24% dei laboratori odontotecnici si affida a centri di produzione CAD/CAM, preferendo questa metodica lavorativa a quelle tradizionali proprie dell’odontotecnica.
Aumenta il numero dei laboratori che decide di affidarsi per tutto il processo di lavorazione a questi “centri del digitale”: dalla progettazione fino alla produzione dei lavori stessi.
È giusto che la figura dell’odontotecnico integri nella sua routine professionale tecniche e tecnologie CAD/CAM, in grado di facilitare il lavoro e la qualità delle esecuzioni tenuto conto che il mercato dentale sta fisiologicamente convertendo tutte le tecniche e le tecnologie, fino ad arrivare ad essere quasi del tutto digitale.
Ma le figure storiche della filiera (industrie e fornitori, studi Odontoiatrici e laboratori Odontotecnici) stanno elaborando azioni combinate strategico-imprenditoriali?
La risposta è: non ancora abbastanza.
E’ necessario nobilitare la figura dell’Odontotecnico e privilegiare la collaborazione con gli studi Odontoiatrici in grado di apprezzare la qualità dei laboratori italiani. A livello di gestione aziendale può essere di grande sostegno l’aggregazione di imprese, sia per arginare i costi sia per ottimizzazione le risorse e dominare un mercato complesso.

Le nuove tecnologie richiederanno l’inserimento di figure professionali più tecniche e qualificate per gestire i nuovi sistemi. La formazione dei professionisti sarà di basilare e imprescindibile importanza.

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L’odontoiatra è un medico o un venditore di denti?
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Com’è cambiato il contesto in cui opera l’odontoiatra?
L’odontoiatra è un medico o un venditore di denti? Qual è il beneficio per il paziente?

Questi quesiti aprono il vaso di Pandora nel campo del Dentale, un quantitativo ingente di riflessioni inserite nel contesto in cui opera il nostro Professionista.

Il panorama è del tutto cambiato, il dentista si trova a vivere la cosiddetta “sindrome del cassetto vuoto” e subisce la presenza e la diffusione incalzante delle catene “low cost”. Sembra che l’ultima soluzione da adottare, considerata la “crisi” che ha svuotato l’agenda, sia quella della svendita, dei saldi nel campo odontoiatrico! Come se il valore della prestazione si eclissasse a cospetto del prezzo vantaggioso.

Le cosiddette catene operano su economie di scala e sulla comunicazione di marketing (con focus sulle terapie più costose come l’ortodonzia e la protesi, soprattutto su impianti), tutto ciò ha favorito la domanda ma in primo luogo ha creato nuovi modelli di riferimento sul mercato. La comunicazione della quale si avvalgono le catene, e gli ingenti budget destinati a questa diffusione di informazioni, hanno influito notevolmente sul mercato, perchè da un lato hanno fatto conoscere maggiormente l’implantologia e dall’altro hanno destabilizzato le politiche sul prezzo del sistema odontoiatrico tradizionale. Considerati i prezzi stracciati, è andato perso a livello collettivo “il valore” delle terapie

Per l’appunto, la tendenza da parte del paziente medio italiano, non è quella di abbandonare lo studio tradizionale ma di affidarsi sempre più alla catena per gli interventi costosi (protesi e ortodonzia). Da statistiche -dati altro consumo 2016- la spesa media di un paziente dal dentista tradizionale è circa di 370€ mentre si aggira sui 900€ quando decide di rivolgersi ad una catena.

Ma non ci si deve insospettire al cospetto della parola marketing, non vuol dire altro che “creare e dare valore al servizio”, il marketing non è prettamente vendita. Le persone non comprano prodotti ma soluzioni ai loro problemi ed è per questo che il marketing etico utilizza la comunicazione per esprimere valori, diffondere la cultura della salute e far emergere la consapevolezza del bisogno di cure stimolando l’economia dello studio dentistico. Lo studio perciò deve avvalersi di una sana comunicazione e un buon dialogo col paziente ovvero di trasparenza; il paziente apprezza chi lo segue nel percorso di cure, chi motiva la prestazione illustrando la qualità del servizio stesso. Il servizio dato dal medico al paziente non si basa solo sul “prodotto dente” ma prima di tutto sulla capacità di fare diagnosi. Non si può svilire e parlare di prezzo del prodotto (dente) quando la parcella del medico si basa prima di tutto e sopratutto sulla prestazione del servizio.

In definitiva, le persone non comprano quello che fai ma perchè lo fai.
Dare un prezzo predefinito, ad una diagnosi, ad una cura, , ad un piano riabilitativo è assolutamente incompatibile con il servizio stesso. Esistono sicuramente costi fissi quali il materiale, la produzione, passaggi e consegne, sviluppi fisici, apparecchiature ma il costo di una prestazione non è vincolato e giustificato solamente da questi importi bensì al valore intrinseco della prestazione svolta dal medico. Il medico consiglia, chiarisce, include e segue il paziente prima, durante e dopo. Lo mette nelle condizioni di poter usufruire del miglior servizio, fatto di competenza e padronanza di conoscenze e strumenti. Questo fa la differenza, questo crea valore e va diffuso tramite l’informazione mirata.

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“DIAMO I NUMERI”: CURE ODONTOIATRICHE, ABITUDINI E STATISTICHE
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Partiamo da una serie di domande aperte per sviscerare strada facendo tutti i dati che riguardano l’affezione degli italiani alle cure dentistiche.
Qual è il rapporto con i dentisti? Qual è la frequenza con la quale l’italiano richiede e prenota una visita e quali sono i motivi principali che spingono a farlo?

In nostro aiuto accorrono le statistiche che dipingono un quadro lampante e veritiero dal quale emergono considerazioni e riflessioni. In particolare, i dati raccolti, fotografano l’evoluzione avuta in una decina d’anni 2005-2015 da parte del settore e dei soggetti in causa.
I dati parlano chiaro: in Italia si va poco dal dentista (sul piatto della bilancia ci sono svariati fattori quali: crisi economica, mancata relazione medico-paziente, studi che non sono all’avanguardia…), gli italiani trascurano l’igiene orale e i problemi che insorgono a bocca e denti (ci si rivolge allo specialista solo quando il disagio ha superato i livelli di guardia).

Ecco una carrellata di percentuali:
38% degli italiani va dal dentista 1 volta all’anno
85 % ha rinunciato per motivi economici alle cure
29,2%, la percentuale di persone che ha dilazionato le visite in un arco temporale più lungo, da 1 a 3 anni
33% degli italiani lava i denti una volta al giorno
25% si dedica all’ igiene orale solo quando ha tempo o si ricorda di farlo
3 su 10 persone over 40 con tutti i denti naturali (nei restanti casi 1 su 4 ha perso 8 denti)
27% non interviene per ripristinare i denti mancanti

Disuguaglianze sociali:
50% il ricorso al dentista tra le persone con titolo di studio alto nel corso dell’anno
27,6% tra chi ha conseguito al massimo la licenza media
17,9% le persone anziane senza alcun dente naturale tra coloro che hanno almeno la laurea
41,6% le persone anziane senza alcun dente naturale tra quanti hanno un basso titolo di studio
16,1% visite per la prevenzione nel Meridione
30,7% visite per la prevenzione al Nord
12,1% percentuale di persone mai state dal dentista nel Meridione
6,2% percentuale di persone mai state dal dentista al Nord

Dove:
La stragrande maggioranza degli italiani (il 90%) si affida agli studi tradizionali, per il rapporto di fiducia costruito nel corso degli anni. Il restante 10% si suddivide equamente tra le catene odontoiatriche low-cost e le strutture pubbliche (ospedali e cliniche convenzionate), principalmente per motivi economici.

I dati non vanno però interpretati in una logica pessimistica, in fondo più che di crisi del settore si potrebbe parlare di ristagno, considerato che sono semplicemente cambiate le abitudini degli italiani a causa della situazione recessiva ormai di natura strutturale e in parte a causa dell’evoluzione demografica che ha subito il Paese. La popolazione è cresciuta del 4% negli stessi anni presi in considerazione dalle statistiche, il numero dei pazienti è perciò invariato e si aggira attorno ai 23 milioni di cittadini. Casomai, un dato da tenere ben presente, è che nello stesso lasso di tempo sono aumentati i dentisti e gli studi odontoiatrici del 13 % (da 53000 a 60000 e da 35000 a 40000), con segno negativo dei dati che il riguardano il numero di pazienti pro-capite. E ultimo ma non ultimo la “cultura della prevenzione” è venuta sempre più a scemare.

A proposito di interpretazioni non pessimistiche: il mercato vale 1,2 miliardi ed è cresciuto del 4,1% negli ultimi anni, grazie a una ritrovata fiducia nel settore, a investimenti in nuove apparecchiature, ad agevolazioni fiscali e allo sviluppo di nuovi modelli di business. La maniera per uscire dal ristagno c’è ed è seguire l’evoluzione del settore e incoraggiare al benessere e alla qualità della vita attraverso il dialogo medico-paziente, trasparenza, facilitazioni economiche (e non solo) che rendano abbordabili gli interventi e ancor prima le sedute di diagnosi e prevenzione.

Uno dei limiti maggiori in Italia è costituito dalla difficoltà ad approcciarsi alle più moderne tecnologie digitali. Un dato su tutti: le protesi si realizzano digitalmente, ma l’impronta viene presa ancora in modo analogico. Il 30% dei dentisti si sente a disagio con le tecnologie digitali e solo 1 studio su 4 possiede uno scanner intraorale digitale.
Questi dati confermano nuovamente quanto detto nei redazionali precedenti (che potrete consultare in ogni momento nella sezione “News” del nostro sito web) e che continueremo a valorizzare anche nelle prossime uscite: il futuro è nelle Vostre mani, si chiama innovazione, e con esso opportunità finanziarie per sgravi alla Vostra attività e di conseguenza ai Vostri pazienti.
Se siete interessati potete contattare Bioservice/LineaImplantareMatrix per avere delucidazioni a riguardo, consulenze private nelle quali -studiato il caso specifico- si può delineare una linea economico-comunicativa per sconfiggere le reticenze alle spese per la cura del sorriso e del cavo orale dettate dalla crisi che attanaglia l’italiano medio.

Dati spalmati dal 2003 al 2015
Istat. Statistica in breve. Il ricorso alle cure odontoiatriche e la salute dei denti in Italia. Istat 2005; Istat: 2008; Istat 2013. Ordine dei medici; Dentisti Italiani Andi.

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