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CHIRURGIA GUIDATA
Formazione Bioservice Matrix Chirurgia guidata

CHIRURGIA GUIDATA
Le balle che vi raccontano e le verità che vi nascondono.

Il comparto Odontoiatrico è da sempre terra di conquista da parte di soggetti, che pur di accaparrarsi la vendita, spesso tendono a dare informazioni incomplete o peggio, fuorvianti, prospettando soluzioni miracolose.
Da sempre BioService è in prima linea cercando di dare indicazioni semplici, chiare ed univoche, fornendo ai propri clienti strumenti adeguati, affiche questi possano decidere in assoluta autonomia, consci dell’importanza di avere al loro fianco un partner credibile ed affidabile.

_PROTOCOLLI CLINICI FAST IMPLANT GUIDE 3D
(Tradizionale, Scansione intraorale, Doppia scansione)
Casi clinici
_RADIOLOGICA
Costruzione della dima radiologica nei vari casi di edentulia
_SOFTWARE FAST IMPLANT GUIDE 3D
Pianificazione e Certificazione,
Importazioni STL,
Allineamenti,
Registrazione Universal Stent,
Concetti protesici,
Casi Clinici

Interverranno:

– Dr. Massimo Gamberoni – key account manager presso Media Lab S.p.A. 

– Dr. Tommaso Bocchetti – libero professionista

Il congresso si svolgerà a Napoli il 9 Maggio 2019 presso l’Hotel Gold Millennium .

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Oltre l’Odontoiatria
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Quando parliamo di innovazione in ambito Odontoiatrico la nostra mente ci porta dritti a pensare al cambiamento epocale che il settore sta vivendo grazie alla digitalizzazione dei processi, dalla diagnosi alla terapia (NdR). Vi è tutta via un altro elemento altrettanto importante i cui risvolti sono forse ancora più determinati per il paziente: l’innovazione della e nella comunicazione. Un aspetto ancora poco considerato dai più, ma che di fatto sta cambiando radicalmente l’approccio, e di conseguenza la scelta, dei pazienti nei confronti dell’Odontoiatra. Oggi affrontiamo uno di questi tantissimi aspetti che si celano dietro il generico “Marketing Odontoiatrico”. Parliamo di  marketing esperenziale che sta cambiando il mondo dell’Odontoiatria generando notevoli vantaggi, anche economici, per il paziente e per lo studio.
Citiamo alcuni casi a titolo di esempio in cui gli studi Odontoiatrici hanno deciso di innovarsi  promuovendosi grazie a servizi collaterali che hanno saputo fare la differenza e dirottare pazienti verso la “loro porta”.

Primo esempio: studi Dentistici  hanno pensato di fornire servizi aggiuntivi rispetto a ciò che compete strettamente all’Odontoiatria e ha offerto prestazioni collaterali di grande utilità come test allergologici e per intolleranze alimentari, Kinesiologia e Osteopatia. Nella fattispecie queste ultime due discipline sono rivolte all’equilibrio dell’intero sistema corpo-mente. Le aree prese in esame per riequilibrare questo sistema comprendono l’apprendimento, la comprensione, il movimento, la coordinazione motoria, l’area percettivo/sensoriale e l’area organica e favoriscono bilanciamento biochimico, nutrizionale, fisico, strutturale, mentale, emotivo. Il paziente viene analizzato come un sistema integrato di apparati che sono in stretta dipendenza l’uno con l’altro. Ciò corrisponde alla medicina olistica che non separa mente e corpo nella cura. Tutte queste discipline sono molto in voga e apprezzate dai pazienti che tengono al benessere e sono attratti dalla compenetrazione delle due sfere mediche. Il risultato è stata un’affiliazione e una costanza nelle cure molto più assidua.
Secondo esempio: vengono implementati i servizi per i pazienti concentrandosi su odontoiatria estetica e cosmetica. Esiste un’intera fascia di pazienti che chiede aiuto al proprio Dentista per migliorare la propria “bellezza”.
Per odontoiatria estetica si intende lo studio e la realizzazione di restauri dentali che ripristinino o migliorino l’aspetto estetico. Mentre la cosmetica concerne quella parte di terapie che hanno come obiettivo il miglioramento dell’aspetto di uno o più elementi dentali, dei tessuti orali e periorali, sbiancamento di denti pigmentati, “piercing dentali” ecc..
Il paziente è enormemente attratto da tutto ciò che orbita attorno alla bellezza e alla cura del proprio corpo, anche quando l’intervento è un “vezzo” e non una necessità.

Terzo esempio: si contrappone ai vecchi modelli di studio asettici, che abbozzano una sala d’aspetto confortevole anche se il più delle volte ha la parvenza di un’anticamera del dolore poco luminosa, con orologi a ticchettio, e pochi contributi per lo svago della mente.
Si tratta di uno studio che ha scandito l’attività lavorativa in base alle “passioni” dei propri pazienti: il lunedì, post domenica di partite sportive, è dedicato completamente agli uomini! La sala d’aspetto è una sorta di conviviale situazione in cui giornali, riviste e discorsi vertono sulla critica della giornata di campionato precedente. Il tempo passa veloce e aspettare diventa piacevole, per scambiare l’ultima impressione su questo o quell’altro giocatore, risultato, goal, acquisto, schedina, puntata.
Un altro giorno della settimana è invece dedicato alle donne, la sala d’aspetto si riempie di voci femminili e il plus è costituito da una professionista che in loco svolge la mansione di estetista e allieta l’attesa con trucchi e smalti.
Altre fasce d’orario sono dedicate ai bambini, che si ritrovano in una sala che assume le sembianze di una camera per i giochi in cui il pensiero del dentista viene addolcito da libri, colori e tanti piccoli coetanei.
Accontentando ogni fascia d’età, seguendo le linee generali di interessi comuni, lo studio è riuscito a ricreare un ambiente gioviale in cui la socialità e la cura della mente riempiono i tempi d’attesa e le preoccupazioni.

Conclusioni: questi tre esempi di “mosse strategiche”, costano certamente allo studio una diversa e “innovativa” organizzazione, in virtù della resa finale, del  pieno appagamento del paziente e del suo prezioso tempo. Possiamo perciò affermare che variare e ampliare i propri servizi, puntando all’estetica, alla cura della mente e del corpo, seguendo le passioni dei propri Pazienti, garantisce  enorme ritorno  in termini di reputazione, affiliazione e passaparola.

Cosa ne pensate a riguardo?
Scetticismo vs curiosità…chi la spunta?

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L’alfabetizzazione sanitaria in odontoiatria
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L’alfabetizzazione sanitaria in odontoiatria.
Il paziente partecipa in modo attivo alle scelte riguardanti la propria salute.

Alfabetizzazione sanitaria è la traduzione del termine inglese “Health Literacy” e indica la capacità di ottenere e comprendere informazioni sanitarie di base per poter effettuare scelte consapevoli.
Il termine ha una valenza ormai assodata, introdotto prima negli Stati Uniti e successivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo ha inserito nel Glossario della promozione della Salute.

A livello globale è emerso che la qualità della vita risulta migliore nelle aree in cui è presente l’alfabetizzione sanitaria, viceversa sono in aumento la mortalità e gli esiti clinici negativi nelle zone in cui l’alfabetizzazione è a livelli scarsi o insufficienti. In Italia non si hanno numeri statistici certi circa l’affezione a questo tipo di curiosità e cultura personale, ma è emersa la difficoltà nel comprendere il linguaggio medico di base.

E’ vero che l’utente si trova bombardato da infinite informazioni sul medesimo argomento (non solo tv e giornali ma soprattutto il web) e tante volte si sceglie di semplificare la ricerca poiché la comunicazione istituzionale risulta incomprensibile. Quello che fa la differenza è lo spirito critico ma soprattutto la ricerca delle fonti, degli editori e dei siti web più credibili e quotati, che si impegnano a trattare i temi di interesse in maniera seria, afferrabile e decifrabile.

L’alfabetizzazione sanitaria allunga la prospettiva di vita, migliora lo stato di salute e riduce le malattie croniche, migliora la consapevolezza, ha portato ad una minor ospedalizzazione, ad un maggiore acquisto di prodotti legati alla salute della persona, e migliora la coscienza circa il proprio stato di salute.
D’altro canto il sovraccarico di informazioni, più o meno qualificate, può portare a
non ritenere importante il parere medico, all’aumento dell’autodiagnosi, e a convinzioni errate.

L’odontoiatra in questi anni deve fare i conti con pazienti che esprimono obiezioni sul piano clinico o terapeutico dopo aver consultato il web o altre fonti; il professionista dovrà gestire le varie casistiche con empatia, calandosi nella posizione del paziente senza alzare barriere comunicative, chiarendo con competenza e padronanza dell’argomento tutte le “rischiose generalizzazioni o distorsioni” facendo attenzione a non manifestare il diniego circa le considerazioni del paziente.

Uno dei compiti dell’odontoiatra nel panorama attuale è anche quello di saper comunicare. L’esperto deve confrontarsi con un paziente sempre più consapevole divulgando tramite tutti i mezzi a disposizione (dal carteceo cioè brochure, carte servizi e quant’altro al web tramite siti di settore, social ecc..) le proprie competenze e notizie riguardanti la salute. Lo scopo non è quello di combattere il famigerato “Dott. Google” ma vigilare e istruire questo canale di informazione con contenuti adeguati che inducano i pazienti a rivolgersi ai dottori, i quali somministreranno le cure più adeguate.

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“No!E’ troppo caro!”
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Un’inquietudine condivisa sia dal paziente che dall’Odontoiatra: la paura per il preventivo.

Potremmo dire che in realtà il timore dell’uno si riversa sull’altro. Se un professionista ha letteralmente paura di sottoporre il proprio preventivo al paziente (la titubanza più frequente è quella di presentare parcelle troppo dispendiose) sbaglierà sicuramente i modi e le forme poichè una spesa onesta e giustificata non potrà non essere presa in considerazione se a monte sono state avallate le esigenze del paziente stesso.

Quest’ultimo si presenta allo studio con determinate aspettative e con degli obiettivi da raggiungere. Chi si accomoda sulla poltrona dello studio Odontoiatrico sa già come ne vuole uscire, chiunque richieda una prestazione ha ben chiaro cosa desideri per sé. Il paziente immagina la resa finale e in base a variabili del caso (quali ad esempio tempi di esecuzione e disponibilità economica) decide su proposta del professionista se compiere la terapia attraverso una riabilitazione completa e definitiva o procedere per step. Quello di cui non è a conoscenza probabilmente sono gli aspetti tecnicistici della terapia, gli eventuali limiti fisiologici relativi al proprio caso clinico.

Il bravo Odontoiatra saprà garantire, tramite la persona della propria equipe delegata alla stesura preventivi, una stima che rispecchi e abbracci in toto le reali esigenze del paziente, siano esse legate alla richiesta più scontata cioè la cura della patologia, al fattore estetico e funzione, fino agli imprescindibili limiti dettati dalla spesa economica (assolutamente vincolante ai fini dell’accettazione del preventivo).

La figura che si occupa di interfacciarsi col paziente per discutere assieme l’entità della spesa finale non è di poco conto, permette di scindere la professione medica del Dottore, rispetto al contesto meramente economico/contabile e ha modo negli incontri preliminari di intercettare le necessità del paziente integrandole ad un’analisi approssimativa (ma pur sempre fondata) riguardo lo status della persona che si trova di fronte, un momento necessario nel quale si cerca di inquadrare l’individuo in modo da poter imboccare la via più corretta per spiegare, motivare e proporre il preventivo.

Una volta compresa l’urgenza, l’occorrenza, la proiezione al futuro del paziente e la sua “disponibilità economica” si procede a sottoporre le papabili vie di cura con le relative tempistiche tenendo sempre presente che le prestazioni mediche fornite sono finalizzate a ripristinare il benessere dell’intero organismo e non si limitano al trattamento dei denti. Il ripristino della funzione e dell’estetica sono la parte finale e più “visibile” di una terapia molto più articolata e complessa, frutto di accertamenti clinici attenti e meticolosi atti a valutare ogni aspetto della salute nel suo insieme. Solo grazie ad una diagnosi attenta e completa da parte del dentista è possibile eseguire una terapia personalizzata perchè ogni persona è unica e come tale va curata e accontentata.

Se vogliamo parlare del modus operandi, il professionista dovrebbe preferire un approccio modulare (varie tappe) piuttosto che complessivo (tutto e subito). Negli ultimi anni il rapporto medico-paziente è cambiato, una volta la parola del medico era incontrovertibile e il paziente si affidava, o doveva affidarsi ciecamente alle mani del proprio Dentista di fiducia. Nel panorama attuale, in cui l’infomazione e la concorrenza hanno alterato i parametri di scelta, l’Odontoiatra lungimirante deve trovare il modo di spiegare, convincere e operare in tutta onestà e trasparenza. Ogni paziente è unico e come tale ha bisogno di essere trattato, il medico deve ragionare in maniera mirata, motivare una linea piuttosto che un’altra, garantire il risultato abbracciando le esigenze del paziente facendole poi coincidere con le disponibilità economiche.

A proposito della gestione finanze, si è portati a pensare che il primo e unico parametro preso in considerazione dal paziente sia l’importo della parcella. In realtà è corretto solo in parte. Naturalmente la pubblicità che si staglia sulle vetrine delle catene low-cost che promettono prestazioni a basso costo attira, ma allo stesso tempo come si può promettere una terapia, e una prestazione, senza una corretta diagnosi? Senza aver visto in che condizioni cliniche versa il paziente? Senza conoscerne esattamente le sue aspettative? In assenza di questi elementi essenziali diventa pressochè impossibile proporre soluzioni mirate, efficaci, in grado di soddisfare a pieno le aspettative del Paziente.

L’odontoiatra deve essere consapevole del fatto che la differenza non la fa il preventivo ma l’ascolto del paziente che porta ad intercettare la “cura” migliore e più adatta in base alle aspettative e alle possibilità. Non è detto che un paziente non accetti un preventivo “importante”, magari dilazionato nel tempo, in virtù della resa finale predicibile, piuttosto di un preventivo “sotto costo”che di fatto non può garantire un risultato accettabile nel tempo.

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Paziente o Cliente?
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Paziente o cliente?
…semplicemente due facce della stessa medaglia!

Analizziamo le due parole di cui si compone la dicotomia.
Paziente significa “persona affetta da una malattia, e più genericamente, chi è affidato alle cure di medico o di un chirurgo” (Treccani) mentre cliente nell’uso corrente è “chi abitualmente si avvale delle prestazioni di qualcuno o acquista quanto gli occorre dallo stesso fornitore” (Dizionario Italiano).

Alla luce delle definizioni sembra facile asserire che, essendo l’odontoiatra un medico, le persone che vi si rivolgono siano di conseguenza suoi pazienti. Ma quanto sono cambiate le richieste del paziente e lo stesso servizio fornito dal dentista?

Il dentista sa che il paziente ha richieste ben più ampie rispetto alla “semplice cura del dolore” perciò spazia dall’estetica all’ortodonzia. Il professionista decide di investire denaro e tempo con apparecchiature e curva di apprendimento per il soddisfacimento dei desideri del proprio paziente che diviene mano a mano sempre più “cliente” date le variegate richieste che esulano da patologie. Richiede un servizio, ne pondera i costi, li analizza dal punto di vista economico. Di certo la cosa migliore da fare è non catalogare o etichettare, sarà la richiesta stessa a fare dell’individuo un paziente o un cliente. Il paziente ha un doloroso problema che desidera estirpare affidandosi alle mani sapienti del proprio dottore, il cliente ha degli intenti e valuta il contraccambio economico per soddisfare esigenze o desideri.

Sembra quasi i due ruoli si scambino e si compenetrino: si alternano fasi in cui l’individuo dimostra di calcolare, di scegliere in maniera molto oculata, e questo denota tipici tratti da cliente poi subentra la fase in cui l’individuo prende contatto con il dottore e lo ascolta nella diagnosi e nella linea di cura proposta e si delinea la figura di paziente, quando poi si tratta di preventivi è naturale emerga nuovamente il tratto da acquirente. Tutto sommato non è altro che un mix di entrambe le figure che si alternano ponderando costi e benefici, quantità e qualità.

Dal punto di vista etico della professione medica è indicato attribuire all’individuo il termine di “paziente” per via della prestazione somministrata dal medico stesso al momento del bisogno. Detto ciò le nuove frontiere (richieste) in ambito dentale hanno spostato l’orizzonte della professione odontoiatrica, ampliando i margini di lavoro e di profitto per il dentista che inevitabilmente deve far uso di strategie di marketing oculate per proporre i suoi servizi mantenendo intatto il senso etico e una corretta percezione del reale stato di salute del paziente stesso.

La persona ha molteplici esigenze e il dentista può trovare il modo di soddisfarle: il paziente richiede cure, attenzioni, serietà, professionalità, continuità; il cliente chiede prezzi (controlla le tariffe e le mette a confronto) comodità (la locazione dello studio, se è più o meno facile giungervi e parcheggiare), tempistiche (numero di sedute, velocità di esecuzione), avanguardia (le ultime tecniche in uso per essere sicuri di ottenere i risultati migliori), modernità (c’è necessità di svecchiare lo studio e dare seguito alle mode del momento riguardo immagine ed estetica dentale).

Lo spettro delle relazioni si è ampliato ma i focus rimangono l’individuo e le sue necessità, siano esse da paziente o cliente.

Non mancheranno approfondimenti in cui ci addentreremo nel mondo dei servizi connessi alla cura, un mondo di desideri collaterali di cui è portatore il nostro paziente che una volta realizzati segneranno la strada per le sue scelte future e la sua fidelizzazione.

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Riabilitazione FULL ARC
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Riabilitazione FULL ARC con tecnica implantologica post-estrattiva e carico immediato su sei impianti in live surgery.

Sempre più spesso il paziente sa quanto sia importante affidarsi a professionisti in grado di risolvere definitivamente i suoi problemi. Il ripristino della funzione e dell’estetica dato dalla cura implato protesica, è solo la parte finale e più “visibile” di una terapia molto più articolata e complessa.

Obiettivo del corso è presentare in diretta con tecniche semplici e riproducibili una terapia implanto protesica avanzata.

Relatore:

– Dr. Antonio Perasolelibero professionista –

Il corso si terrà a Portici (Na) il giorno 9 Marzo 2019 presso lo Studio Dentistico del dott. Perasole.

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Odontoiatria&FlatTax
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Odontoiatria&FlatTax

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto interessanti novità che riguardano le imposte sul reddito dei professionisti, integrando e variando una serie di parametri per l’accesso al regime forfettario che erano stati imposti dalla precedente Legge del 23 Dicembre 2014, n.190.

Nella fattispecie si tratta di un ampliamento del range di accesso al regime forfettario sia in termini qualitativi che quantitativi. Il nuovo regime prevede la possibilità di accesso ad una tassazione ridotta al 15% fisso (flat tax:  sistema fiscale non progressivo, basato su una aliquota fissa, al netto di eventuali deduzione fiscale o detrazione) per tutti i dentisti che non superino i 65.000 € di ricavi nel 2019.

Ne beneficiano i professionisti in generale, e gli Odontoiatri nel caso specifico, che abbiano trasformato lo Studio in Srl Odontoiatrica in quanto possono godere di opportunità fiscali dalle quali rimane escluso il Dentista tradizionale.
Ciò comporta la fine degli studi associati e delle società di persone in ambito odontoiatrico ma in compenso viene magnificato il potenziale delle società di capitale.

Regime forfettario prima della Legge di Bilancio 2019 …
Come esordito prima, è stata la Legge n. 190 del 23 dicembre 2014 a introdurre il regime forfettario di determinazione delle imposte sui redditi anche per i professionisti (Dentisti compresi). Nei commi dal 54 al 57 dell’art. 1 veniva stabilito che la soglia di accesso al regime forfettario, per i professionisti, fosse per ricavi (o compensi) che non superassero i 30.000 €. Anziché la tassazione ordinaria Irpef, a costoro veniva applicata una sostitutiva sul reddito del 15% fisso (flat tax)Nota bene: si parlava di ricavi e non di reddito imponibile (o utile). La percentuale dei dentisti che potevano accedere al regime forfettario prima della nuova legge era perciò decisamente bassa (uno studio dentistico incassa mediamente molto di più di 30.000 euro all’anno anche se, per via dei costi, i margini di profitto sono nettamente più bassi). Ciò ha comportato una situazione critica, nella quale parecchi Dentisti si sono ritrovati sull’orlo del fallimento per mancanza di guadagni (ma non potevano comunque accedere al regime forfettario). Alcuni hanno perciò spostato tutto il ricavo dell’esercizio su una Srl Odontoiatrica, mettendo in luce il vero compenso professionale mediante fatturazione alla stessa Srl. Legislatore e Agenzia delle Entrate hanno ricevuto una scossa importante che ha portato alla disambiguazione tra i termini e le condizioni del reddito di impresa e del reddito personale.

…dopo la Legge di Bilancio 2019
La nuova Legge, al comma 9 dell’art. 1, precisa subito che il comma 54 della legge precedente viene sostituito in questo modo:
“…i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfettario […] se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000.”
Si parla sempre di ricavi e non di reddito, ma la soglia è stata elevata da 30.000 a 65.000 € e sono svaniti i limiti economici precedenti.
Tali valori escludono ancora da tale convenienza la maggioranza dei Dentisti italiani, ma è interessante notare come siano state ridimensionate le incompatibilità societarie.

La Srl Odontoiatrica e l’accesso al regime forfettario: un nuovo rapporto dentista/imposte
La collettività dei dentisti può essere scissa in due grandi categorie:
quelli con ricavi compatibili con il regime forfettario e quelli incompatibili.
Per tutti i professionisti che hanno conseguito ricavi fino a 65.000 euro dal 2019 (ricavi fino a 100.000 euro dal 2020), i vantaggi di costituirsi in Srl Odontoiatrica non vanno ricercati nelle imposte (non riserva vantaggi fiscali così rilevanti da compensare i costi economici ed organizzativi di una società di capitali), ma nelle maggiori tutele della persona e della famiglia (rischio d’impresa, tutela patrimoniale e pianificazione successoria).
Per tutti i dentisti i cui ricavi siano superiori ai 65.000 euro il vantaggio fiscale risiede proprio nella costituzione di una Srl Odontoiatrica. La modulazione del compenso avverrà sulla base delle necessità personali e della famiglia e verrà assoggettato all’aliquota Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) del 15% fissa qualora ricada entro il limite dei 65.000 € (20% e 100.000 € dal 2020 con regime analitico), mentre la rimanente parte del reddito di impresa rimarrà all’interno della Srl odontoiatrica e sarà assoggettata all’aliquota Ires del 24% fissa (è una imposta proporzionale e personale che si ottiene tramite applicazione di un’aliquota unica, la cui entità è fissata al 24% dalla Legge di stabilità del 2016).

In generale non possono avvalersi del regime forfettario  “…gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni.”

Quindi tra tutte le condizioni che vincolano e precludono ai Dentisti l’accesso al regime forfettario la più spinosa è senza dubbio il possesso di quote societarie superiori al 50%. Caduti quasi tutti gli altri vincoli della Legge precedente, si dovrà solo adottare la precauzione che l’Odontoiatra non controlli direttamente o indirettamente la società.

Domande più frequenti:
Se si cedono le quote in eccesso si può accedere al regime forfettario?
La risposta è sì.
Entro quando deve essere rimosso questo ostacolo per poter accedere al regime forfettario?
Per accedere al regime forfettario quest’anno è necessario avere avuto ricavi conformi l’anno scorso, ma si possono rimuovere eventuali ostacoli di accesso quest’anno stesso (Agenzia delle Entrate Circolare n. 10 del 4/4/2016).

Studi Associati, Sas, Snc e il nuovo regime forfettario
Sul piano fiscale gli Studi Associati sono arrivati al capolinea. Con la nuova legge è stato dato l’ultimo colpo di coda alla costituzione di uno studio associato portando a zero la convenienza a riguardo.
La Legge esclude la possibilità di accedere al regime forfettario per quei professionisti che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni.
Lo stesso vale per le altre società di persone, come ad esempio le Sas e le Snc odontoiatriche.

Vantaggi e svantaggi del regime  
Il vantaggio del regime forfettario è evidente a tutti: lo scambio tra un’aliquota Irpef progressiva che arriva fino al 43% di imposta sui redditi con una imposta sostitutiva fissa del 15% .

Lo svantaggio che il regime forfettario porta con sè:
non è possibile dedurre o detrarre i costi necessari a produrre il reddito.
Mentre negli altri regimi fiscali il reddito imponibile sul quale calcolare imposte e contributi si ottiene sottraendo al fatturato lordo tutti i costi sostenuti nell’esercizio dell’attività ed è possibile detrarre altre spese personali (come spese mediche), nel regime forfettario invece si applica il coefficiente di redditività agli incassi ottenuti e non è possibile dedurre o detrarre altra tipologia di spesa.

Questo coefficiente di redditività non è altro che una semplice percentuale da applicare agli incassi conseguiti per ricavare il Reddito imponibile sul quale successivamente calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi. Il coefficiente non è uguale per tutte le tipologie di attività, ma esso cambia in base al Codice ATECO (classificazione delle attività economiche).
La norma ha previsto questo coefficiente per alleviare gli effetti negativi della mancata deduzione dei costi. Il reddito imponibile su cui applicare la flat tax nel regime forfettario infatti viene abbassato al 78% del totale dei ricavi. Dunque non è vero che il 15% si applica al totale dei ricavi quanto piuttosto ad un volume inferiore di essi, con il risultato che il 22% è tax free.
Tutto ciò senza contare che, idealmente, il ricorso alla Srl Odontoiatrica consente al Dentista di rimanere nel regime forfettario per sempre, senza curarsi dei possibili e auspicabili aumenti di fatturato nel corso degli anni.

Il tema è molto ampio ed articolato, per qualsiasi tipo di domanda o chiarimento Vi invitiamo a contattarci.
Sono graditi i feedback legati alla piattaforma social ma soprattutto Vi esortiamo a parlare  direttamente con il nostro Team per delucidazioni e consulenze tecniche.

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Ignorare, subire o gestire? Come rispondere alla rivoluzione digitale.
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Ignorare, subire o gestire? Come rispondere alla rivoluzione digitale

L’inserto “Salute” del Corriere della Sera dedica un’intera pagina al digitale in chirurgia orale centrando l’attenzione su parole come velocità, sicurezza, predicibilità.

Gli interventi che compaiono nello Speciale Salute dedicato al dentale sono di illustri Odontoiatri che delucidano le tecnologie applicate alla loro Professione e a quella dei loro collaboratori e colleghi. Ecco alcuni punti forti della nuova frontiera odontoiatrica messi in luce nella rubrica dedicata:

  • – il numero degli appuntamenti che via via si riduce con relativo aumento del comfort per il paziente (risparmio in termini di tempo e denaro)
  • – la possibilità di velocizzare le operazioni che prima richiedevano maggior numero di  sedute; ciò costituisce un beneficio anche per il dentista il quale, attraverso l’utilizzo delle tecnologie, può pianificare, operare in maniera rapida, accurata, precisa e con ridotti margini di rischio d’errore
  • – una chirurgia e terapia in totale sicurezza con l’ausilio di mascherine chirurgiche personalizzate, disegnate al computer e stampate in 3D
  • – la riduzione del disagio per il paziente
  • – l’evidenza scientifica nel digitale cioè la validità comprovata da parte della Società Scientifica Internazionale che consente l’uso di queste apparecchiature (scanners, cone beam computed tomography, fresatori e stampanti 3D)

Questo inserto dà l’idea di come, ad esempio, la chirurgia implantare guidata sia di grande aiuto al fine di allineare il “Mestiere” alla computerizzazione generalizzata della quasi totalità dei lavori esistenti con benefici evidenti su svariati fronti.

Digitalizzazione: perché no?
Riprendendo da dove ci eravamo lasciati – e come avvalorato dagli interventi dei Professionisti riportati sul quotidiano – le tecnologie digitali hanno modificato e modificheranno sempre più la pratica clinica Odontoiatrica sia dal punto di vista diagnostico (indagini strumentali quali TAC Cone Beam, risonanza magnetica nucleare, ultrasonografia) sia nell’approccio operativo (tecnologie CAD-CAM, scanner intraorali e da laboratorio, stampanti 3D).
La digitalizzazione dello studio è un processo inevitabile, nonostante ciò la crescita non sembra presentare dati rilevanti a supporto del cambiamento (ad esempio lo scanner intraorale per rilevare le impronte è presente in meno del 5% degli Studi Odontoiatrici).
Come già avevamo accennato qualche tempo fa, il problema relativo “all’attecchimento” di questa importante e fruttuosa innovazione potrebbe essere l’investimento iniziale e la ritrosia cronica al cambiamento da parte del comparto medico in questione. E’ evidente come il digitale sia presente ed applicabile in ogni attività Odontoiatrica, in particolare nella diagnostica radiologica, tant’è che la progettazione digitale di manufatti protesici è prerogativa degli Odontotecnici da anni, e molti di loro sono molto più evoluti dei Dentisti in questo settore. Il possesso di queste competenze all’avanguardia porterebbe indiscussi vantaggi soprattutto alle nuove generazioni di Dentisti e Odontotecnici che fanno fatica ad emergere nel mare della concorrenza, ma le risorse appaiono loro insufficienti a fronte dell’investimento iniziale. Ma se si pensa che, in una sola giornata di lavoro, un professionista formato riesce a realizzare interventi e manufatti che prima richiedevano svariate sedute, è evidente come ammortizzare un’iniziale spesa che appariva proibitiva. Abbattimento di tempi, costi, scarti ma soprattutto Pazienti soddisfatti, paganti, fidelizzati che ritornano, parlano orgogliosamente del proprio Dentista e allargano la cerchia mediante passaparola o condivisioni di vario genere (es: social network).

Come cambia lo scenario sociale dentro e fuori lo studio dentistico?
Cosa comportano queste “pratiche evolute” per quanto concerne l’armonia all’interno del team dello studio odontoiatrico? E il Paziente, al di fuori, che benefici trae?

L’approccio digitale ha decisamente migliorato la comunicazione nell’équipe odontoiatrica tra i vari specialisti ed i laboratori odontotecnici: l’acquisizione di dati multipli (CBCT, scansioni intra- ed extra-orali, pianificazione virtuale estetica ed implantare) ha favorito la compenetrazione delle esecuzioni, integrandole al fine di ottimizzare il processo diagnostico e monitorare nel tempo le modificazioni dei tessuti orali e dei restauri.

L’introduzione dei sistemi digitali ha permesso di migliorare anche il rapporto con i Pazienti che beneficiano di maggior comfort considerata l’eliminazione dei materiali da impronta e la vantaggiosa gestione del tempo; è possibile verificare in tempo reale la correttezza delle impronte, immagazzinare i dati non avendo più necessità di produrre modelli fisici ed effettuare controlli digitali tridimensionali.
La possibilità di commentare a video la pianificazione estetica virtuale del “sorriso” assieme ai pazienti stessi, è certamente un apporto motivazionale e comunicativo da non sottovalutare. Sentendosi così coinvolti, i Pazienti accettano di buon grado i trattamenti limitando le incomprensioni (che riguardano il trattamento terapeutico ed economico).

Le metodiche digitali sono alla portata di tutti?
Richiedono prolungate curve di apprendimento nel tempo o sono di facile acquisizione?
A rigore di logica è giusto riportare anche qualche aspetto che induce diffidenza nell’approccio al “nuovo”: nell’immaginario comune si parla di curve di apprendimento piuttosto complesse e investimenti significativi che presentano costi elevati. Nonostante esista un fondo di verità riguardo l’onerosità della formazione e della strumentazione, le apparecchiature di pianificazione virtuale (chirurgica ed estetica) presentano interfacce e modalità di utilizzo molto intuitive. E’ necessario, come per tutte le cose, fare pratica per ottimizzare il loro uso, ridurre progressivamente i tempi ed esaltarne le prestazioni. Sono alla portata di tutti ma richiedono una curva di apprendimento variabile in base all’esperienza dell’operatore e al numero di casi trattati. L’Odontoiatra Digitale è una nuova figura di professionista che ha competenze specifiche sul campo, una qualifica che richiede formazione continua. Il digitale sarà il modo abituale di lavorare perchè la filiera dentale va in questa direzione.

Chi non vuole affrontare il cambiamento ha come unica scelta quella di chiudersi al futuro e purtroppo constatare il declino della propria occupazione. Per chi ha davanti a sè ancora qualche anno di attività può essere comprensibile e condivisibile la refrattarietà (sia per curva di apprendimento che per costi), ma per chi ha davanti a sé un’intera carriera costituisce un danneggiamento deliberato al proprio futuro (già oltremodo incerto) rimanere aggrappati alla vecchia metodologia analogica.

BioService e Matrix da tempo sostengono e incentivano il cambiamento abbracciando le richieste dei Dentisti con le ultime novità del settore proponendo nella loro offerta consulenza e componentistica per l’odontoiatria digitale.

Visitate il sito o contattateci nel caso foste interessati: Bioservice, Oltre l’Implantologia!

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“People buy people”. L’assenza di fiducia è costosa.
Blog Bioservice Matrix

Gli americani ci ricordano che “people buy people”, ovvero che prediligiamo fare business ed instaurare relazioni con persone che conosciamo e di cui ci fidiamo. Stessa cosa avviene nel caso specifico in cui un individuo debba affidare la propria salute in mano ad un Dentista.

Sulla scia del redazionale precedente, in cui abbiamo aperto il dibattito sulle catene low-cost grazie alla puntata di Report, vogliamo continuare parlando dei valori che fanno di uno studio dentistico il miglior amico del sorriso e della salute; apportando benessere psicologico, fisico e un tenore di vita migliore. La stima per il professionista, che infonde sicurezza circa le cure e la serenità riguardo la sua costante presenza, garantisce il consolidamento di un rapporto fiduciario che va ben oltre il servizio.
L’onestà del preventivo, legata indissolubilmente alla lealtà nei confronti del Paziente che sta impegnando i propri averi per risolvere dei problemi di salute (perché la salute passa anche e soprattutto dalla bocca), crea il rapporto di fiducia.
Questa tematica si sviluppa in antitesi a quanto emerge dal reportage Rai nel quale si evince che una delle caratteristiche che rende la clinica low-cost meno affidabile rispetto al comparto dell’odontoiatria privata è proprio la mancanza di fiducia, l’opacità del rapporto fuggevole Medico-Paziente.

Veniva di fatto rimarcato come i dottori delle cliniche fossero spesso esecutori di un numero imprecisato di interventi su diverse persone, senza avere ben chiaro i casi clinici e le varie evoluzioni dei casi stessi, abbandonando non di rado il ciclo di operazioni in corso, eseguendo passivamente la tabella di marcia proposta dal preventivo (scarso di diagnostica e spesso gonfiato con interventi inutili o non impellenti). Proprio per i motivi appena citati spesso le grandi catene del low-cost sono viste come i “supermercati del dente”, dove scorre in sovraimpressione la miglior offerta, il prezzo più vantaggioso, la promozione del mese…
Ma l’individualità? La personalizzazione? Il sentirsi paziente e non cliente?
Le catene lavorano sulla fiducia o sulla vendita?

C’è da dire che la categoria dei Dentisti non ha goduto per anni di buona reputazione per via delle ingenti somme richieste ai propri pazienti e la scarsa comunicazione atta a giustificarne le parcelle, questo ha aperto le porte alle catene che se la giocano sul prezzo e l’appeal estetico. Oggi coloro i quali lavorano e continuano a crescere sono distaccati da questi stereotipi e luoghi comuni, hanno abbracciato la via della trasparenza e dell’ascolto, finalizzando l’attività nel rispetto delle esigenze primarie. Questo comporta grandi sacrifici, grande impegno e grande perseveranza, sono quattro i punti focali da seguire per attivare il circolo vizioso positivo della fiducia che innesca feedback emotivo ed economico: l’integrità cioè coerenza e onestà riguardo l’operato, l’intento cioè lo scopo, la motivazione che non attecchisce senza la basilare cura degli altri perchè non esiste un intento che lavori “in solitaria”, ha ragione di esistere solo se relazionato a chi ha bisogno e al conseguente benestare di chi richiede il servizio; il legame imprescindibile tra capacità e credibilità, le competenze contraddistinguono e vanno aggiornate, coltivate e comunicate per prestazioni complete ed efficaci; infine il risultato, garantire risultati all’altezza delle esigenze.
Avere fiducia nel proprio Dottore significa affidargli la propria salute, la credibilità dovrebbe essere lo strumento di negoziazione più importante in possesso dell’odontoiatra.
Al contrario non sono premiati e non creano rapporti stabili e duraturi (e nemmeno buon passaparola) il pressapochismo e le verità omesse che danno luogo a impressioni falsate e inducono a sottovalutare o sopravvalutare determinate prestazioni in virtù dell’accettazione del preventivo finale (vedi catene low-cost).

Dati alla mano: quando fiducia fa rima con ricavo.
Il rapporto di fiducia è un impegno emotivo fra due persone basato sul rispetto reciproco, sull’etica, su un sentimento positivo. I risultati di una negoziazione improntata sulla fiducia promettono maggiori ricavi in futuro. Feedback quantificabili con numeri schiaccianti per quanto riguarda sia il numero di pazienti che ritorna sia per la propagazione dell’immagine dello studio, divenendo cassa di risonanza, marketing vivente (è un processo in cui l’individuo diviene fonte di comunicazione e promozione dei servizi e dei professionisti stessi che li hanno realizzati, ma soprattutto dei valori. In questo caso è naturale e inconsapevole, il sorriso è il pezzo forte di questo marketing “a cuore aperto”, spontaneo).
Il Dentista è una professione molto importante e delicata, è colui che supervisiona la facoltà di alimentarci correttamente, sorridere senza vergognarci, curatore del nostro benessere psichico e fisico.
Ed è proprio la fiducia che determina la scelta del Dentista. Vediamo alcuni dati a riguardo provenienti da un’inchiesta condotta qualche anno fa (ma ancora attuale) dal sondaggista sociologo Mannheimer utilizzata a riprova di quanto detto finora anche nei convegni ANDI.
Nove su dieci (93%) gli italiani che ripongono la loro fiducia nel medico dentista.
Sei su dieci (56%) dicono di averne davvero tanta.
Il Dentista è considerato al pari del “medico di base” (o di famiglia).
Infatti il Dentista e il Medico di base hanno, nella popolazione, un voto di 7,6 come fiducia media, di contro a un 7,5 dei medici specialisti. Queste sono le uniche professioni per cui la maggioranza degli italiani ha sempre espresso una forte fiducia (hanno detto di fidarsi nell’ordine il 93%,90% e 93% degli italiani). All’opposto le professioni di giornalista e di manager sono le uniche a contare un voto medio (da 1 a 10) inferiore alla sufficienza seppur di poco (5,9) mentre avvocati (6) e notai (6,3) e magistrati (6,4) appena sopra la media.
Un’altissima fiducia verso l’odontoiatra che svolge la sua attività in uno studio privato italiano (89%). Ciò è dimostrato anche dal fatto che in otto casi su dieci (82%) gli italiani si rivolgono sempre allo stesso dentista.

Dal sondaggio emerge anche la ‘bocciatura’ delle grosse strutture e del turismo odontoiatrico. Nove italiani su dieci hanno infatti più fiducia verso il Dentista che opera in uno studio privato, mentre l’inefficacia delle cure effettuate all’estero è evidenziata dal dato che indica come più della metà di coloro che si sono rivolti a dentisti all’estero dichiarano che non lo rifarebbero. A prendere in considerazione lo studio estero è poco più di un italiano su dieci (15%), mentre per nulla interessati alle cure fuori i confini sono otto (81%) italiani su dieci.


Convertire fiducia in ricavo. Come cavalcare l’onda della fiducia per farsi conoscere.
Il vero valore della reputazione?
Si misura in fiducia e credibilità che influenzano la propensione dei Pazienti a tornare dove “sono stati bene”, dove sono stati curati e seguiti, dove di un bene o un servizio hanno potuto apprezzare la qualità.
Reputazione, credibilità e fiducia sono verificabili e quantificabili, i risultati portano a feedback e propagazione “del nome”. Per cavalcare l’onda, nel caso essa sia positiva, si può coadiuvare il tutto con una buona strategia social marketing creando consenso anche grazie alla propria presentazione in Rete, al Digital Engadgment (ingaggio di possibili Pazienti tramite le piattaforme social ad esempio).
Per questo diventa essenziale distanziarsi dal rumore di fondo impostando uno stile comunicativo comprensibile, stimolante, curioso che garantisca la qualità che salti all’occhio e continui a propagare i valori e la trasparenza e soprattutto la vicinanza al Paziente, quella che così difficilmente si riesce a percepire nelle catene dove le persone si sentono Clienti in fila per l’acquisto di un Prodotto.

BioService e Matrix, in questo senso, possono aiutare i Professionisti nell’ammirevole gestione del potenziale professionale del Loro studio Odontoiatrico.

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Viaggio nel Dentale Low-Cost
Blog Bioservice Matrix

Questa settimana non ci siamo lasciati sfuggire l’interessante puntata di Report, programma televisivo Rai che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo, a base di inchieste che affrontano temi di carattere economico e sociale.
La puntata di Lunedì 29 Ottobre 2018 intitolata “Dentocrazia” ha avuto come focus le grandi catene low-cost del dentale.
In svariati accenni sono emersi i temi da noi affrontati in numerosi redazionali che potrete consultare entrando nel nostro sito web sezione “news”. La puntata si è snodata parlando di “grandi catene” gestite come “supermercati”.
La verità è proprio questa, hanno l’aria di esporre tutto nella migliore delle maniere e presentarsi al proprio “cliente” con le migliori intenzioni, promuovendo il “prodotto” con le strategie e nelle forme più accattivanti.
Come al supermercato, spesso anche nel dentale, si accetta il preventivo in modo “emotivo” facendosi spesso abbagliare dai cosiddetti “prezzi civetta” finendo per acquistare prodotti inutili o quanto meno non indispensabili.
Cavalcando l’onda della crisi, le catene si sono affermate sempre di più. Ma sono realmente così convenienti come dicono di essere? In realtà il preventivo presentato nei centri organizzati, e spesso contestato con la riprova effettuata presso uno studio privato, ha poco a che vedere con una diagnosi oculata ma molto più con l’acquisto di un bene/prodotto. Il reportage continua mettendo in luce come gli operatori inseriti nel “contesto clinica low-cost” siano soggetti ad un ri-cambio repentino per disparati motivi (contratti da fame, inesperienza, incidenti in corso d’opera), sottolineando come i preventivi benché scontati fino all’85% includano prestazioni non necessarie o non impellenti, evidenziando come le catene siano all’interno di un sistema di piramidi societarie da dove è difficile uscire in caso di contenzioso, strutture opache in cui mancano i controlli sulle dinamiche finanziarie e dove il barile viene scaricato di filiale in filiale, di clinica in clinica, di società in società.

Ci siamo accorti di come, nelle settimane precedenti, Matrix e BioService avessero centrato il bersaglio parlando del dentale in tutte le sue sfaccettature approfondendo temi come “medico o  venditore di denti” in cui emergeva la tendenza delle persone a non comprare quello che un Dottore fa ma perchè lo fa. La cura, la costanza, la presenza.
Dare un prezzo predefinito ad una diagnosi, ad una cura, ad un piano riabilitativo è assolutamente incompatibile con il servizio stesso. Diametralmente opposta come filosofia rispetto a quella delle grandi catene che pubblicizzano in cartelloni 6X3 la promo del mese su impianti, corone e pulizie dentali senza aver nemmeno aver visto i propri pazienti, anzi, i propri clienti. Le cliniche delle catene low-cost sono attraenti, ricche, luminose, ipermoderne, completamente attrezzate e offrono prestazioni a prezzi stracciati, come al supermercato con l’offerta del mese disposta sul miglior scaffale; ma esiste una differenza abissale tra vendere prestazioni forzando i piani terapeutici non in base alle patologie, ma a quanti soldi può spendere il “cliente”e l’analisi approfondita del caso attraverso esami preliminari e udienze col paziente provando a pianificare in base alle necessità finanziarie anche un sistema di pagamento rateizzato.
Il tema della vendita piuttosto che la somministrazione di prestazione ricorre anche nell’articolo titolato “No!E’ troppo caro!”, dove intendavamo sottolineare l’importanza della diagnosi e differenziare nuovamente la figura del Medico (da quella del venditore di denti) che pazientemente valuta e propone sulla base di aspetti tecnici-biologici-psicologici le volontà del paziente e le indirizza consapevole del fatto che la differenza non la fa il preventivo ma l’ascolto.

Il fare leva sull’estetica dello studio e la parte comunicativa/marketing è stato al centro dell’articolo pubblicato sulle nostre piattaforme titolato “aspettative del paziente” che fa luce su come il paziente-medio sia invogliato dalla modernità e dalla ridondanza dei messaggi pubblicitari ad entrare nelle cliniche delle catene low-cost, viste le ingenti somme che le stesse destinano all’istant marketing.
Cura dell’ambiente, informazione, chiarezza su preventivi e costi, comodità, trasparenza sono le esigenze messe in luce dalle statistiche ma solo in parte vengono espletate formalmente dalle grandi catene; l’immagine è come sempre il biglietto da visita migliore ma la chiarezza del preventivo e l’informazione costante non sono punti forti considerati i frequenti episodi di overtreatment (preventivi gonfiati) e turnover (sostituzione del personale in maniera fulminea). Il paziente cerca serietà, affidabilità, credibilità e si aspetta di essere seguito dall’inizio alla fine con rassicurazioni, spiegazioni e risultati tangibili e duraturi.

I dati parlano chiaro sia nel reportage della trasmissione RAI e sia negli ultimi scritti da noi pubblicati (“Diamo i numeri:cure odontoiatriche, abitudini e statistiche”), dove ci siamo avvalsi di dati nazionali estrapolati dalle fonti autorevolie attendibili.
Oggi, questi dati trovano conferma anche nel servizio di Report, così riportiamo anche noi qualche dato fornito dall’agenzia Key-Stone “marketing research and consulting” : dati che derivano da un’indagine condotta su circa 1600 persone scelte in maniera casuale (70% intervista telefonica, 30% web).
Il 23 % degli intervistati è stato in un centro o in un circuito dentale per un preventivo o per una visita. Tale percentuale aumenta tra gli intervistati più giovani, i dirigenti/imprenditori e gli impiegati.
Il 68% non è mai stato in un centro dentale, nè conosce qualcuno che ci sia andato.
84% le famiglie che si sono rivolte ad un dentista privato nel 2016. Ma l’incidenza dei centri low-cost odontoiatrici aumenta nel caso di trattamenti specifici e tra chi è già stato in un centro. Trattamenti ad alto valore diffusi tra i pazienti delle cliniche.
25% di incidenza per le cliniche, 17% per l’odontoiatria privata.
Il pregiudizio per le cliniche diminuisce notevolmente da parte degli “utilizzatori”: in generale, la clinica viene preferita per la sua convenienza e modernità, mentre al dentista privato viene riconosciuta una maggiore qualità della prestazione e una migliore gestione delle relazioni. Mettendo però a confronto l’opinione di chi è già stato in un centro appartenente a un circuito dentale rispetto a chi non ne ha mai avuto accesso, i dati mostrano un forte pregiudizio da parte di coloro che non sono mai stati in un centro Odontoiatrico.

Rimarchiamo il nostro pensiero, ovvero che in ogni contesto possano operare professionisti più o meno onesti e preparati e che questa fenomenologia sia presente anche nel comparto dell’odontoiatria privata. Nell’estratto odierno ci siamo concentrati sul tema dei centri low-cost perchè la cronaca sta portando a galla numerose casistiche di pazienti/consumatori adirati per spiacevoli accadimenti che hanno comportato problemi di salute ed economici.
Matrix e Bioservice si impegnano da anni a fornire prodotti e informazione adeguate e consulenze mirate per contraddistinguere la propria attività nell’attuale panorama odontoiatrico.

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