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Ricapitoliamo ed Iniziamo…Odontoiatria & Dintorni nel 2019!
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Ricapitoliamo ed Iniziamo…Odontoiatria & Dintorni nel 2019!

Gli ultimi sei mesi dell’anno 2018, che ci siamo appena lasciati alle spalle, sono stati all’insegna delle riforme e delle normative, leggi e decreti che hanno investito con le loro linee guida anche il settore Odontoiatrico.
Dopo numerose rettifiche, modifiche e aggiustamenti, molte sono le norme che a partire da Gennaio 2019 entreranno in vigore e comporteranno decisivi cambiamenti strutturali e organizzativi nel comparto del dentale (studi odontoiatrici e laboratori odontotecnici).
In questo articolo elencheremo le principali novità in fase di attuazione.

Fatturazione elettronica
Ricapitolando quanto detto finora, e ripartendo da dove ci eravamo lasciati, (considerando i numerosi articoli che precedono questo e che hanno ad oggetto le varie evoluzioni del caso) possiamo affermare che è stato trovato un punto d’incontro tra Agenzia delle Entrate e Garante per la Privacy.
Sono esentati dall’obbligo di fatturazione elettronica coloro i quali siano già tenuti ad inviare i dati al Sistema Tessera Sanitaria (STS), si continuerà ad emettere il formato analogico per tutte le fatture che presentano questa caratteristica e il dentista sarà esentato dall’invio al Sistema di Interscambio della versione in formato XML.
Ma per tutte le altre forme e tipologie, come ad esempio quelle di collaborazione, sarà necessario produrre la fattura in formato elettronico e rispettare la procedura digitale.
Rimane un alone di mistero poiché la disciplina non è stata ancora chiara riguardo i professionisti come gli odontotecnici o gli igienisti dentali che emettono fatture direttamente al paziente ma non hanno obbligo di invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (benché dati sanitari), loro come dovranno comportarsi?
Per l’Agenzia delle Entrate dovrebbero emettere fatturazione elettronica mentre secondo il Garante della Privacy le fatture che contengono dati sanitari non possono essere inviate al sistema di interscambio. Si aspettano specifiche a riguardo. Il consiglio di un sindacato è quello di emettere fattura nel formato “analogico” ed eventualmente adeguarsi, in caso di indicazioni in tal senso, emettendo successivamente fatturazione elettronica dato che la normativa consente un periodo transitorio prima che scattino le sanzioni.
Non ci sono dubbi invece per le fatture ricevute dai fornitori. Fatta eccezione per chi rientra nel regime forfettario e flat tax (letteralmente: tassa piatta, calcolata come percentuale costante, è un sistema fiscale non progressivo, basato su una aliquota fissa, al netto di eventuali deduzione fiscale o detrazione), tutti gli altri devono archiviarle secondo le modalità previste dalla norma sulla fatturazione elettronica.

Tassa sulle società odontoiatriche
La norma del 2017 prevede che entro Settembre 2019 per ogni euro che uno studio odontoiatrico organizzato come società di capitale ha fatturato nel 2018, si dovrà versare nelle casse ENPAM (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri) (quota B) lo 0,5%.

Smaltimento amalgama
La Comunità Europea mette la parola fine alla storica diatriba sull’uso dell’amalgama dentale (il materiale composito a matrice metallica usato in odontoiatria conservativa per otturazioni e ricostruzioni dirette) e del suo smaltimento. L’articolo 10 pone paletti precisi ai dentisti indicando quando è possibile usarla e in che forma (comma 1 e 2) e impone la presenza del separatore dell’amalgama in modo che non si disperda l’inquinate nell’ambiente (comma 4).

Dal primo gennaio 2019 gli studi dovranno essere dotati di separatore di amalgama, almeno sul riunito in cui rimuovono le otturazioni in amalgama.

Pubblicità sanitaria
Con il 2019 sarà vietata la pubblicità commerciale in ambito sanitario.
La proposta di legge depositata alla Camera dall’onorevole Rossana Boldi, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, è diventata norma con l’approvazione di due commi (525 e 536) contenuti nella Legge di Bilancio approvata in via definitiva. Prevedono il “divieto assoluto di messaggi di natura promozionale o suggestionale nelle informative sanitarie nel rispetto della libera e consapevole determinazione del paziente, a tutela della salute pubblica, della dignità della persona ed al suo diritto ad una corretta informazione sanitaria”. Sarà consentita la pubblicità informativa prevista dalla Legge Bersani e le sue modificazioni. Permangono tuttavia perplessità legate alla libera interpretazione di un contenuto che può essere più o meno “a carattere promozionale”, sarebbero d’aiuto delle linee guida da parte della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici (FNOMCeO) che indicassero quali informazioni si possono veicolare e quali no, considerato che è proprio l’Ordine a vigilare e sanzionare le eventuali defezioni.

Assistente Studio Odontoiatrico (ASO) e Collaboratore Studio Odontoiatrico (CSO)
La figura dell’assistente di Studio Odontoiatrico (ASO): i suoi compiti vanno dall’accoglienza al paziente all’assistenza alla poltrona, divieto di intervenire direttamente sul paziente, anche se in presenza del dentista. Non è una nuova professione sanitaria, ma un operatore di “interesse sanitario” la cui competenza e formazione, secondo la legge 43/2006, è delle Regioni e non è riconducibile alle professioni sanitarie laureate classiche che la stessa norma descrive. Per lavorare dovrà essere in possesso dell’attestato conseguito dopo la frequenza di uno specifico corso di formazione. La dead-line è il 21 aprile 2021, quando all’interno dello studio odontoiatrico potrà essere inquadrato con questa figura professionale solo personale provvisto di attestato o con un percorso lavorativo che permetta il riconoscimento della qualifica.
La figura del Collaboratore di Studio Odontoiatrico (CSO): nuova figura definita sotto la responsabilità e le direttive del medico odontoiatra, svolge funzioni di supporto alle sue attività. “Un profilo che si affianca e non si sovrappone a quello dell’Aso, che nel nuovo assetto di regole rappresenta una figura maggiormente qualificata”. Mancano linee guida ben definite che descrivano nel dettaglio le attività svolte da questa figura ma arriveranno presto le specifiche.

Per tutti gli aggiornamenti, le evoluzioni normative e le novità rimanete connessi con Linea Implantare Matrix, seguiteci sul canale social Facebook (potete attivare le notifiche!) e sul nostro sito internet dove, nella sezione news, troverete un interessante archivio con lo storico di tutti gli articoli finora pubblicati.

Il Duemiladiciannove sarà all’insegna dell’informazione e della condivisione, stay tuned. Informati, con Matrix!

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Odontoiatria&FlatTax
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Odontoiatria&FlatTax

La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto interessanti novità che riguardano le imposte sul reddito dei professionisti, integrando e variando una serie di parametri per l’accesso al regime forfettario che erano stati imposti dalla precedente Legge del 23 Dicembre 2014, n.190.

Nella fattispecie si tratta di un ampliamento del range di accesso al regime forfettario sia in termini qualitativi che quantitativi. Il nuovo regime prevede la possibilità di accesso ad una tassazione ridotta al 15% fisso (flat tax:  sistema fiscale non progressivo, basato su una aliquota fissa, al netto di eventuali deduzione fiscale o detrazione) per tutti i dentisti che non superino i 65.000 € di ricavi nel 2019.

Ne beneficiano i professionisti in generale, e gli Odontoiatri nel caso specifico, che abbiano trasformato lo Studio in Srl Odontoiatrica in quanto possono godere di opportunità fiscali dalle quali rimane escluso il Dentista tradizionale.
Ciò comporta la fine degli studi associati e delle società di persone in ambito odontoiatrico ma in compenso viene magnificato il potenziale delle società di capitale.

Regime forfettario prima della Legge di Bilancio 2019 …
Come esordito prima, è stata la Legge n. 190 del 23 dicembre 2014 a introdurre il regime forfettario di determinazione delle imposte sui redditi anche per i professionisti (Dentisti compresi). Nei commi dal 54 al 57 dell’art. 1 veniva stabilito che la soglia di accesso al regime forfettario, per i professionisti, fosse per ricavi (o compensi) che non superassero i 30.000 €. Anziché la tassazione ordinaria Irpef, a costoro veniva applicata una sostitutiva sul reddito del 15% fisso (flat tax)Nota bene: si parlava di ricavi e non di reddito imponibile (o utile). La percentuale dei dentisti che potevano accedere al regime forfettario prima della nuova legge era perciò decisamente bassa (uno studio dentistico incassa mediamente molto di più di 30.000 euro all’anno anche se, per via dei costi, i margini di profitto sono nettamente più bassi). Ciò ha comportato una situazione critica, nella quale parecchi Dentisti si sono ritrovati sull’orlo del fallimento per mancanza di guadagni (ma non potevano comunque accedere al regime forfettario). Alcuni hanno perciò spostato tutto il ricavo dell’esercizio su una Srl Odontoiatrica, mettendo in luce il vero compenso professionale mediante fatturazione alla stessa Srl. Legislatore e Agenzia delle Entrate hanno ricevuto una scossa importante che ha portato alla disambiguazione tra i termini e le condizioni del reddito di impresa e del reddito personale.

…dopo la Legge di Bilancio 2019
La nuova Legge, al comma 9 dell’art. 1, precisa subito che il comma 54 della legge precedente viene sostituito in questo modo:
“…i contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfettario […] se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000.”
Si parla sempre di ricavi e non di reddito, ma la soglia è stata elevata da 30.000 a 65.000 € e sono svaniti i limiti economici precedenti.
Tali valori escludono ancora da tale convenienza la maggioranza dei Dentisti italiani, ma è interessante notare come siano state ridimensionate le incompatibilità societarie.

La Srl Odontoiatrica e l’accesso al regime forfettario: un nuovo rapporto dentista/imposte
La collettività dei dentisti può essere scissa in due grandi categorie:
quelli con ricavi compatibili con il regime forfettario e quelli incompatibili.
Per tutti i professionisti che hanno conseguito ricavi fino a 65.000 euro dal 2019 (ricavi fino a 100.000 euro dal 2020), i vantaggi di costituirsi in Srl Odontoiatrica non vanno ricercati nelle imposte (non riserva vantaggi fiscali così rilevanti da compensare i costi economici ed organizzativi di una società di capitali), ma nelle maggiori tutele della persona e della famiglia (rischio d’impresa, tutela patrimoniale e pianificazione successoria).
Per tutti i dentisti i cui ricavi siano superiori ai 65.000 euro il vantaggio fiscale risiede proprio nella costituzione di una Srl Odontoiatrica. La modulazione del compenso avverrà sulla base delle necessità personali e della famiglia e verrà assoggettato all’aliquota Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) del 15% fissa qualora ricada entro il limite dei 65.000 € (20% e 100.000 € dal 2020 con regime analitico), mentre la rimanente parte del reddito di impresa rimarrà all’interno della Srl odontoiatrica e sarà assoggettata all’aliquota Ires del 24% fissa (è una imposta proporzionale e personale che si ottiene tramite applicazione di un’aliquota unica, la cui entità è fissata al 24% dalla Legge di stabilità del 2016).

In generale non possono avvalersi del regime forfettario  “…gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del medesimo testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni.”

Quindi tra tutte le condizioni che vincolano e precludono ai Dentisti l’accesso al regime forfettario la più spinosa è senza dubbio il possesso di quote societarie superiori al 50%. Caduti quasi tutti gli altri vincoli della Legge precedente, si dovrà solo adottare la precauzione che l’Odontoiatra non controlli direttamente o indirettamente la società.

Domande più frequenti:
Se si cedono le quote in eccesso si può accedere al regime forfettario?
La risposta è sì.
Entro quando deve essere rimosso questo ostacolo per poter accedere al regime forfettario?
Per accedere al regime forfettario quest’anno è necessario avere avuto ricavi conformi l’anno scorso, ma si possono rimuovere eventuali ostacoli di accesso quest’anno stesso (Agenzia delle Entrate Circolare n. 10 del 4/4/2016).

Studi Associati, Sas, Snc e il nuovo regime forfettario
Sul piano fiscale gli Studi Associati sono arrivati al capolinea. Con la nuova legge è stato dato l’ultimo colpo di coda alla costituzione di uno studio associato portando a zero la convenienza a riguardo.
La Legge esclude la possibilità di accedere al regime forfettario per quei professionisti che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o associazioni.
Lo stesso vale per le altre società di persone, come ad esempio le Sas e le Snc odontoiatriche.

Vantaggi e svantaggi del regime  
Il vantaggio del regime forfettario è evidente a tutti: lo scambio tra un’aliquota Irpef progressiva che arriva fino al 43% di imposta sui redditi con una imposta sostitutiva fissa del 15% .

Lo svantaggio che il regime forfettario porta con sè:
non è possibile dedurre o detrarre i costi necessari a produrre il reddito.
Mentre negli altri regimi fiscali il reddito imponibile sul quale calcolare imposte e contributi si ottiene sottraendo al fatturato lordo tutti i costi sostenuti nell’esercizio dell’attività ed è possibile detrarre altre spese personali (come spese mediche), nel regime forfettario invece si applica il coefficiente di redditività agli incassi ottenuti e non è possibile dedurre o detrarre altra tipologia di spesa.

Questo coefficiente di redditività non è altro che una semplice percentuale da applicare agli incassi conseguiti per ricavare il Reddito imponibile sul quale successivamente calcolare l’imposta sostitutiva e i contributi. Il coefficiente non è uguale per tutte le tipologie di attività, ma esso cambia in base al Codice ATECO (classificazione delle attività economiche).
La norma ha previsto questo coefficiente per alleviare gli effetti negativi della mancata deduzione dei costi. Il reddito imponibile su cui applicare la flat tax nel regime forfettario infatti viene abbassato al 78% del totale dei ricavi. Dunque non è vero che il 15% si applica al totale dei ricavi quanto piuttosto ad un volume inferiore di essi, con il risultato che il 22% è tax free.
Tutto ciò senza contare che, idealmente, il ricorso alla Srl Odontoiatrica consente al Dentista di rimanere nel regime forfettario per sempre, senza curarsi dei possibili e auspicabili aumenti di fatturato nel corso degli anni.

Il tema è molto ampio ed articolato, per qualsiasi tipo di domanda o chiarimento Vi invitiamo a contattarci.
Sono graditi i feedback legati alla piattaforma social ma soprattutto Vi esortiamo a parlare  direttamente con il nostro Team per delucidazioni e consulenze tecniche.

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Le ultime novità in tema “E-Fatturazione”: gli Esclusi, la Privacy e le Decorrenze
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Nelle uscite precedenti abbiamo ampiamente descritto l’entrata in vigore della normativa che prevede l’obbligo di e-fatturazione e abbiamo oltremodo specificato i soggetti interessati da questo adempimento a partire dal 1° Gennaio 2019.
Dal 2015 la digitalizzazione nel settore delle fatturazioni è obbligatoria nei rapporti tra aziende private e PA (Pubblica Amministrazione), dal 1° Gennaio 2019 doveva diventare obbligatoria per tutti i soggetti titolari di Partita IVA, settore B2B (business to business, transazioni commerciali elettroniche tra imprese).

Nei giorni scorsi:

Dibattito acceso sui grandi esclusi dalla normativa in procinto di attuazione. Gli esclusi saranno moltissimi tra l’allargamento del regime forfettario, i soggetti che fanno solo scontrini e le esclusioni ora in discussione in Parlamento.
La bocciatura da parte del Garante della Privacy della normativa in ambito fatturazione elettronica per via dell’archiviazione di ingenti dati fiscali (BIG DATA), una raccolta sproporzionata di informazioni su cittadini e imprese da parte del Fisco col rischio latente che i dati vengano utilizzati in modo improprio da soggetti terzi.
Problematica legata alle decorrenze dei termini in fatto di attuazione della normativa, una percentuale bassissima ha provveduto ad allinearsi con le linee guida indicate dal decreto.
Viste e considerate tali problematiche, a seguire le evoluzioni del caso intercorse tra Ottobre e Novembre 2018.

Novità 1
Le ultime che riguardano il Decreto in tema di fatturazione elettronica ci ricordano che è stato approvato un recente emendamento che propone un nuovo articolo atto ad estromettere dall’obbligo di fatturazione elettronica (periodo d’imposta 2019) gli operatori sanitari, in particolare i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (sts) al fine della dichiarazione dei redditi precompilata.
Nella fattispecie gli operatori del circuito appena citato sono: le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, le farmacie siano esse private o comunali, i policlinici, le strutture che erogano prestazioni di specialistica ambulatoriale, servizi sanitari, assistenza protesica, integrativa e gli iscritti all’albo dei medici, chirurghi e odontoiatri. (Due emendamenti del relatore Emilano Fenu del Movimento 5 Stelle sono stati approvati: niente fattura elettronica per medici e farmacisti per l’anno venturo ed esonero per le società sportive dilettantistiche che non abbiano incassato proventi oltre 65.000 euro).
Gli esclusi dalla normativa, perciò esentati dall’obbligo di invio di fattura elettronica, costituiscono una schiera di 5,8 milioni di soggetti titolari di partita IVA; gli stessi soggetti -nonostante l’esenzione- dovranno comunque avere dimestichezza con la materia poichè non potranno sottrarsi dall’avere a che fare con le fatture digitali in entrata.
Gli esclusi:
gli operatori sanitari (citati poc’anzi), i contribuenti che hanno aderito al regime forfettario e vecchi minimi (circa 935.000 titolari di partita Iva, in base agli ultimi dati; potrebbe crescere fino a 1,5 milioni con l’innalzamento della soglia d’accesso a 65.000 euro di ricavi), esercenti o artigiani cioè 1 milione e 732.000 i quali operano solo con consumatori ed emettono scontrini e ricevute fiscali, gli agricoltori in regime speciale (gli agricoltori godono di un regime speciale Iva e di un esonero da adempimenti se il volume di affari non supera una cifra prestabilita), e le imprese che effettuano cessione di beni e prestazione di servizi nei confronti di NON residenti.

Novità 2
In relazione alla manipolazione di ingenti quantità di Big Data, a seguito dell’utilizzo del Sistema di Interscambio per l’invio e la ricezione delle fatture in formato digitale, si apre un dibattito sentito e acceso riguardo la tutela della Privacy. Le fatture costituiscono una fonte ragguardevole di informazioni sul business, oltre che sul Fisco, così la commissione Finanze ha già approvato un emendamento che vieta a Sogei (società di Information and Communication Technology del Ministero dell’Economia e delle Finanze) di utilizzare soggetti terzi nella conservazione dei dati delle fatture. Tra le soluzioni al vaglio c’è quella di far sì che l’Agenzia memorizzi solamente dati di rilevanza tributaria; verranno salvati solo dati-chiave strettamente necessari, tralasciando il dettaglio dei consumi.

Novità 3
Proroga della moratoria sulle sanzioni per chi non si adeguerà all’obbligo.
Novità in materia di fatturazione elettronica con il decreto n. 119/2018, che ha previsto un regime transitorio dal 1 Gennaio 2019 al 30 Giugno 2019, secondo il quale gli operatori che al Primo Gennaio 2019 non saranno ancora in grado di emettere le fatture elettroniche, avranno la possibilità di emetterle in ritardo. In particolare, il soggetto potrà emettere oltre decorrenza del termine il documento senza sanzioni, entro la liquidazione IVA relativa al momento di effettuazione dell’operazione. Al contrario, è prevista l’applicazione di una sanzione al 20%, se l’emissione è ritardata alla liquidazione IVA successiva. Il periodo di salvaguardia introdotto dal decreto fiscale si ferma al 30 giugno ma la proroga della moratoria sulle sanzioni per la fattura elettronica decorre a Settembre 2019.

Dopo aver individuato le problematiche e accennato alle relative soluzioni, pare comunque evidente non ci siano discussioni riguardo il debutto della normativa.
Alla “manovra digitale” sono legati quasi 2 miliardi di euro di entrate per contrasto all’evasione fiscale dell’anno alle porte.

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Pericolo Data Breach: il Garante della Privacy dice “Stop”!
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Solo poco tempo fa un nostro redazionale (che potrete consultare nella sezione “News” del nostro sito web) Vi parlava della normativa sulla fatturazione elettronica con decorrenza al 1°Gennaio 2019.

Ma cos’è successo?
Il Garante della Privacy (Garante per la protezione dei dati personali) si è espresso con un Provvedimento in seguito alle segnalazioni da parte di numerose Associazioni (vedi Associazione Nazionale Commercialisti, Confederazione delle Libere Associazioni artigiane, e altre ancora) dato il potere attribuitogli dal GDPR, il nuovo Regolamento Europeo per la  Protezione dei Dati (Data Protection) in  vigore dal 25 Maggio scorso.
Il Garante ha così sentenziato che le modalità attuative della normativa in ambito di fatturazione elettronica non sarebbero compatibili con la riservatezza e la protezione dei dati personali e a fronte di questa incertezza circa la tutela della privacy si pone un problema immediato.
Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica, esteso a partire dal 1° Gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori, presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, con il rischio di usi impropri da parte di terzi, sproporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.
L’ammonimento mette a rischio l’avvio del nuovo obbligo nei tempi previsti dalla normativa. Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza.

Redazione ANSA ROMA
19 novembre 201812:56 News
“Il recente intervento del Garante della privacy sul tema della fatturazione elettronica solleva problemi che non possono essere ignorati. Secondo il garante, le modalità attuative previste comportano ‘un rischio elevato per i diritti degli interessati’, poiché richiedono la trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali”. Lo afferma il presidente della commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai. “A fronte di questa incertezza – continua – i rilievi circa la tutela della privacy pongono un problema immediato e concreto. Riteniamo quindi auspicabile una riflessione più profonda, che non stravolga l’impianto della manovra, ma eviti di percorrere strade rispetto alle quali non solo le associazioni di categoria, ma anche le autorità indipendenti hanno espresso un allarme che sarebbe irresponsabile trascurare”.
Redazione ANSA ROMA
17 novembre 201811:40 News
Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato dall’Agenzia, “presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica. E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dal Regolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami. Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica – esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori – presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito. Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore.

In sintesi:

    • – L’archiviazione coinvolge anche dati non fiscali
      Il sistema prevede che l’Agenzia delle Entrate archivi e utilizzi i dati acquisiti attraverso il cosiddetto sistema di interscambio (SDI) anche a fini di controllo.
      Non si tratta però dei soli dati obbligatori a fini fiscali, ma del contenuto della fattura vera e propria, la quale contiene ogni informazione su beni e servizi acquistati e dalla quale sono immediatamente evincibili abitudini e tipologie di consumo dei cittadini (servizi energetici, telecomunicazioni ad es. e le relative regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti ecc.), sino addirittura alla descrizione dettagliata delle prestazioni sanitarie o legali di cui si è usufruito.
      – Gli intermediari possono accentrare una grande quantità di dati personali
      Si sottolinea il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.
      – Criticità anche per la fase di trasmissione
      Criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica, e l’utilizzo della PEC (posta elettronica certificata) per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.

La paura latente, viste le falle del sistema, si può esprimere con il termine inglese Data Breach che identifica un incidente di sicurezza in cui dati sensibili, protetti o riservati vengono consultati, copiati, trasmessi, rubati o utilizzati da un soggetto non autorizzato. Solitamente il data breach si realizza con una divulgazione di dati riservati o confidenziali all’interno di un ambiente privo di misure di sicurezze (da esempio, su web) in maniera involontaria o volontaria.
Cosa succederà ora?
Gli interventi richiesti dal Garante Privacy per adeguare il sistema alla normativa italiana ed europea in materia di trattamento dei dati personali fanno pensare ad un lasso di tempo per l’adeguamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Alcune criticità segnalate sono risolvibili nell’immediato ma altre potrebbero comportare un dilatare dei tempi previsti, considerato il countdown che segna poco meno di due mesi all’obbligatorietà.
Come asserito già da molti, sarebbe stata gradita e dovuta la consultazione dell’Autorità garante, tra l’altro stabilita dal Codice Privacy e dal Regolamento UE, al fine di progettare e avviare il nuovo sistema di fatturazione già in linea con tutte le misure tecnico-organizzative, rispettando la protezione e il trattamento dei dati personali (cyber security).

Ultimissime:
Secondo quanto riportato da alcune testate on-line l’obbligo di fatturazione elettronica non slitterebbe a livello di tempistiche, rispettando così la decorrenza al Primo Gennaio anno venturo. Eliminare o rinviare la misura costerebbe troppo per le casse dello Stato. Il recupero di evasione previsto è di circa 1,9 miliardi di euro in un anno.
La e-fattura tra privati entrerà obbligatoriamente in vigore dal primo gennaio quindi “nessun slittamento”, lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’inaugurazione dell’anno di studi 2018-19 della Guardia di Finanza. La Commissione Finanze del Senato, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, starebbe studiando alcuni ritocchi, si tratterebbe di qualche correttivo ma non un abbandono della misura. Si punterebbe ad esentare dall’obbligo i professionisti della sanità (medici e farmacisti) che gestiscono dati sensibili.

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LE “E-FATTURE”: dal cartaceo al digitale
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10La Legge di Bilancio 2018 ha  introdotto l’obbligo diffuso della fatturazione elettronica sia nelle relazioni commerciali tra soggetti passivi Iva privati (aziende e professionisti con P.Iva) sia verso i consumatori finali. Quindi questa Legge ha introdotto un’importante novità anche per gli studi medici, odontoiatrici e tutti i professionisti sanitari: la fatturazione elettronica per tutte le operazioni effettuate siano esse in entrata e in uscita, come prestazioni eseguite sui pazienti o acquisti di forniture.

Cos’è e come funziona la fatturazione elettronica?
La fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che permette di abbandonare per sempre la vecchia modalità che comportava l’uso di carta, costi di stampa e spedizione e oneri per la conservazione. La fatturazione elettronica cambia radicalmente il modo in cui si compilano, inviano, ricevono e conservano le fatture.
Il formato, denominato FatturaPA, è il tracciato con cui le fatture elettroniche devono essere prodotte. Si tratta di un flusso di dati strutturati in formato digitale con gli stessi contenuti informativi di una fattura cartacea, ma scritto in linguaggio XML.Per molti anni la fattura è stata compilata in vari modi: carta e penna, macchine da scrivere, mediante editor testuali o fogli di calcolo (come word o excel), usando software di fatturazione e gestionali più o meno avanzati. Una volta compilata dal fornitore, la fattura veniva spedita al cliente via posta o e-mail e il destinatario (il cliente) aveva l’obbligo di conservare in formato cartaceo il documento ricevuto per almeno 10 anni (le fatture scaricate tramite e-mail andavano stampate).
Oggi la fatturazione elettronica definisce un percorso unico standardizzato grazie al Sistema di Interscambio (SdI) dell’Agenzia delle Entrate: la fattura elettronica viene compilata tramite un software di fatturazione elettronica, viene firmata digitalmente (tramite firma elettronica qualificata),chi emette la fattura dovrà poi inviarla al destinatario tramite il Sistema di Interscambio che, per legge, è il punto di passaggio obbligato per tutte le fatture elettroniche emesse verso la Pubblica Amministrazione e verso i privati, dopo i controlli tecnici automatici, il Sistema di Interscambio provvede a recapitare il documento alla Pubblica Amministrazione o al soggetto privato a cui è indirizzato.
Il Sistema di Interscambio funge quindi da crocevia tra gli interessati e ha il compito di verificare che il formato del documento ricevuto sia corretto e che i dati inseriti siano completi.

Compilazione della fattura elettronica
Il modo più semplice per compilare una fattura elettronica è farlo tramite un software di fatturazione o gestionale. La procedura per fatturare è sempre la medesima: si redige la fattura e poi, anziché stamparla o salvarla in PDF per inviarla via e-mail, si genera il file fattura nel formato XML FatturaPA.
Esiste una fattura elettronica B2B (tra soggetti privati con Partita IVA), una fattura alla Pubblica Amministrazione e una verso consumatori (B2C).
Per sapere a chi recapitare la fattura elettronica il Sistema di Interscambio usa diversi metodi a seconda del tipo di destinatario: ad es. gli uffici della Pubblica Amministrazione sono identificati da un Codice Univoco Ufficio di 6 caratteri che va inserito obbligatoriamente in fattura; per i consumatori al momento ancora si stanno definendo le linee guida definitive, per i destinatari B2B (imprese, professionisti, ecc…) le strade di invio sono due cioè la PEC (il file XML contiene l’indirizzo PEC del cliente al quale SdI inoltrerà la fattura) o Codice destinatario SdI (quando il cliente possiede un codice di accreditamento SdI, andrà usato questo codice per inviargli la fattura).

Firma elettronica qualificata e invio tramite il Sistema d’Interscambio
Una volta prodotta la fattura elettronica (un file XML) sarà necessario firmarla digitalmente tramite firma elettronica qualificata e poi inviarla tramite il Sistema d’Interscambio al destinatario.
La scelta più semplice è affidare tutto a un gestionale di fatturazione semplificando l’invio al Sistema e la gestione delle risposte e l’interpretazione di eventuali messaggi di errore. Il servizio si occuperà di: applicare la firma digitale (elettronica qualificata) con riferimento temporale su ogni fattura, inviare la fattura al Sistema di Interscambio, tracciando l’intero percorso di validazione e accettazione (o scarto) del documento, e segnalando con tempestività eventuali problemi o anomalie, inviare in conservazione sostitutiva il documento elettronico per 10 anni.

Ricezione e registrazione della fattura
Il SdI è una specie di “postino”, il Sistema farà pervenire la fattura una volta che avrà verificato i requisiti tecnici. Non resterà che importare la fattura elettronica nel software per registrarla.

Conservazione
Il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate provvederà alla conservazione sia fiscale che ai fini civilistici o per qualsiasi altra esigenza di natura giuridica per 10 anni.
I vantaggi pratici della conservazione sostitutiva sono lampanti: eliminazione dei costi diretti (toner, carta, luoghi di conservazione); eliminazione del rischio di distruzione, corruzione o perdita; abbattimento dei tempi per ricerca e consultazione.

Tutta la filiera dell’invio fatture può svolgersi anche con software indipendenti.
Ad Assosoftware, che rappresenta e tutela gli interessi di oltre il 90% delle aziende dell’Information Technology che realizzano software applicativo-gestionale per imprese, intermediari e PA, è stato contestato che alcune aziende associate avessero veicolato informazioni errate con l’intenzione di dissuadere i commercialisti dall’uso di software indipendenti.Questo tema è stato oggetto della contestazione e materia per la lettera all’Autorità per la Concorrenza. In particolare, è stato evidenziato che il tracciato XML della fattura elettronica è un formato universale: lo stesso, anche quando prodotto da software diversi, rispetto ai gestionali in uso, deve rispondere ad un unico modello regolato dalla Legge italiana. Perciò se il tracciato corrisponde a normativa nessun file prodotto potrà essere errato o difforme.

L’Associazione nazionale Carabinieri (Anc) ha segnalato all’Autorità Garante della Privacy il rischio che i dati sensibili contenuti nelle fatture possano essere intercettati da terzi e utilizzati per conoscere le scelte degli operatori economici e profilarne le caratteristiche, con la richiesta di una norma apposita che proibisca la cessione e l’uso dei suddetti dati.

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