Pericolo Data Breach: il Garante della Privacy dice “Stop”!
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Solo poco tempo fa un nostro redazionale (che potrete consultare nella sezione “News” del nostro sito web) Vi parlava della normativa sulla fatturazione elettronica con decorrenza al 1°Gennaio 2019.

Ma cos’è successo?
Il Garante della Privacy (Garante per la protezione dei dati personali) si è espresso con un Provvedimento in seguito alle segnalazioni da parte di numerose Associazioni (vedi Associazione Nazionale Commercialisti, Confederazione delle Libere Associazioni artigiane, e altre ancora) dato il potere attribuitogli dal GDPR, il nuovo Regolamento Europeo per la  Protezione dei Dati (Data Protection) in  vigore dal 25 Maggio scorso.
Il Garante ha così sentenziato che le modalità attuative della normativa in ambito di fatturazione elettronica non sarebbero compatibili con la riservatezza e la protezione dei dati personali e a fronte di questa incertezza circa la tutela della privacy si pone un problema immediato.
Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica, esteso a partire dal 1° Gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori, presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, con il rischio di usi impropri da parte di terzi, sproporzionato rispetto all’obiettivo perseguito.
L’ammonimento mette a rischio l’avvio del nuovo obbligo nei tempi previsti dalla normativa. Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza.

Redazione ANSA ROMA
19 novembre 201812:56 News
“Il recente intervento del Garante della privacy sul tema della fatturazione elettronica solleva problemi che non possono essere ignorati. Secondo il garante, le modalità attuative previste comportano ‘un rischio elevato per i diritti degli interessati’, poiché richiedono la trasmissione e memorizzazione di una ingente mole di dati non direttamente rilevanti ai fini fiscali, con conseguenze per la tutela della riservatezza, in particolare in merito alle strategie aziendali”. Lo afferma il presidente della commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai. “A fronte di questa incertezza – continua – i rilievi circa la tutela della privacy pongono un problema immediato e concreto. Riteniamo quindi auspicabile una riflessione più profonda, che non stravolga l’impianto della manovra, ma eviti di percorrere strade rispetto alle quali non solo le associazioni di categoria, ma anche le autorità indipendenti hanno espresso un allarme che sarebbe irresponsabile trascurare”.
Redazione ANSA ROMA
17 novembre 201811:40 News
Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione elettronica, così come è stato regolato dall’Agenzia, “presenta rilevanti criticità in ordine alla compatibilità con la normativa in materia di protezione dei dati personali”. Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica. E’ la prima volta che il Garante esercita il nuovo potere correttivo di avvertimento, attribuito dal Regolamento europeo, attraverso un provvedimento adottato anche a seguito di alcuni reclami. Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica – esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori – presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito. Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi energetici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi preferirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore.

In sintesi:

    • – L’archiviazione coinvolge anche dati non fiscali
      Il sistema prevede che l’Agenzia delle Entrate archivi e utilizzi i dati acquisiti attraverso il cosiddetto sistema di interscambio (SDI) anche a fini di controllo.
      Non si tratta però dei soli dati obbligatori a fini fiscali, ma del contenuto della fattura vera e propria, la quale contiene ogni informazione su beni e servizi acquistati e dalla quale sono immediatamente evincibili abitudini e tipologie di consumo dei cittadini (servizi energetici, telecomunicazioni ad es. e le relative regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti ecc.), sino addirittura alla descrizione dettagliata delle prestazioni sanitarie o legali di cui si è usufruito.
      – Gli intermediari possono accentrare una grande quantità di dati personali
      Si sottolinea il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici.
      – Criticità anche per la fase di trasmissione
      Criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire dalla mancata cifratura della fattura elettronica, e l’utilizzo della PEC (posta elettronica certificata) per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica.

La paura latente, viste le falle del sistema, si può esprimere con il termine inglese Data Breach che identifica un incidente di sicurezza in cui dati sensibili, protetti o riservati vengono consultati, copiati, trasmessi, rubati o utilizzati da un soggetto non autorizzato. Solitamente il data breach si realizza con una divulgazione di dati riservati o confidenziali all’interno di un ambiente privo di misure di sicurezze (da esempio, su web) in maniera involontaria o volontaria.
Cosa succederà ora?
Gli interventi richiesti dal Garante Privacy per adeguare il sistema alla normativa italiana ed europea in materia di trattamento dei dati personali fanno pensare ad un lasso di tempo per l’adeguamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. Alcune criticità segnalate sono risolvibili nell’immediato ma altre potrebbero comportare un dilatare dei tempi previsti, considerato il countdown che segna poco meno di due mesi all’obbligatorietà.
Come asserito già da molti, sarebbe stata gradita e dovuta la consultazione dell’Autorità garante, tra l’altro stabilita dal Codice Privacy e dal Regolamento UE, al fine di progettare e avviare il nuovo sistema di fatturazione già in linea con tutte le misure tecnico-organizzative, rispettando la protezione e il trattamento dei dati personali (cyber security).

Ultimissime:
Secondo quanto riportato da alcune testate on-line l’obbligo di fatturazione elettronica non slitterebbe a livello di tempistiche, rispettando così la decorrenza al Primo Gennaio anno venturo. Eliminare o rinviare la misura costerebbe troppo per le casse dello Stato. Il recupero di evasione previsto è di circa 1,9 miliardi di euro in un anno.
La e-fattura tra privati entrerà obbligatoriamente in vigore dal primo gennaio quindi “nessun slittamento”, lo ha dichiarato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, nel corso dell’inaugurazione dell’anno di studi 2018-19 della Guardia di Finanza. La Commissione Finanze del Senato, a quanto si apprende da fonti di maggioranza, starebbe studiando alcuni ritocchi, si tratterebbe di qualche correttivo ma non un abbandono della misura. Si punterebbe ad esentare dall’obbligo i professionisti della sanità (medici e farmacisti) che gestiscono dati sensibili.

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“People buy people”. L’assenza di fiducia è costosa.
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Gli americani ci ricordano che “people buy people”, ovvero che prediligiamo fare business ed instaurare relazioni con persone che conosciamo e di cui ci fidiamo. Stessa cosa avviene nel caso specifico in cui un individuo debba affidare la propria salute in mano ad un Dentista.

Sulla scia del redazionale precedente, in cui abbiamo aperto il dibattito sulle catene low-cost grazie alla puntata di Report, vogliamo continuare parlando dei valori che fanno di uno studio dentistico il miglior amico del sorriso e della salute; apportando benessere psicologico, fisico e un tenore di vita migliore. La stima per il professionista, che infonde sicurezza circa le cure e la serenità riguardo la sua costante presenza, garantisce il consolidamento di un rapporto fiduciario che va ben oltre il servizio.
L’onestà del preventivo, legata indissolubilmente alla lealtà nei confronti del Paziente che sta impegnando i propri averi per risolvere dei problemi di salute (perché la salute passa anche e soprattutto dalla bocca), crea il rapporto di fiducia.
Questa tematica si sviluppa in antitesi a quanto emerge dal reportage Rai nel quale si evince che una delle caratteristiche che rende la clinica low-cost meno affidabile rispetto al comparto dell’odontoiatria privata è proprio la mancanza di fiducia, l’opacità del rapporto fuggevole Medico-Paziente.

Veniva di fatto rimarcato come i dottori delle cliniche fossero spesso esecutori di un numero imprecisato di interventi su diverse persone, senza avere ben chiaro i casi clinici e le varie evoluzioni dei casi stessi, abbandonando non di rado il ciclo di operazioni in corso, eseguendo passivamente la tabella di marcia proposta dal preventivo (scarso di diagnostica e spesso gonfiato con interventi inutili o non impellenti). Proprio per i motivi appena citati spesso le grandi catene del low-cost sono viste come i “supermercati del dente”, dove scorre in sovraimpressione la miglior offerta, il prezzo più vantaggioso, la promozione del mese…
Ma l’individualità? La personalizzazione? Il sentirsi paziente e non cliente?
Le catene lavorano sulla fiducia o sulla vendita?

C’è da dire che la categoria dei Dentisti non ha goduto per anni di buona reputazione per via delle ingenti somme richieste ai propri pazienti e la scarsa comunicazione atta a giustificarne le parcelle, questo ha aperto le porte alle catene che se la giocano sul prezzo e l’appeal estetico. Oggi coloro i quali lavorano e continuano a crescere sono distaccati da questi stereotipi e luoghi comuni, hanno abbracciato la via della trasparenza e dell’ascolto, finalizzando l’attività nel rispetto delle esigenze primarie. Questo comporta grandi sacrifici, grande impegno e grande perseveranza, sono quattro i punti focali da seguire per attivare il circolo vizioso positivo della fiducia che innesca feedback emotivo ed economico: l’integrità cioè coerenza e onestà riguardo l’operato, l’intento cioè lo scopo, la motivazione che non attecchisce senza la basilare cura degli altri perchè non esiste un intento che lavori “in solitaria”, ha ragione di esistere solo se relazionato a chi ha bisogno e al conseguente benestare di chi richiede il servizio; il legame imprescindibile tra capacità e credibilità, le competenze contraddistinguono e vanno aggiornate, coltivate e comunicate per prestazioni complete ed efficaci; infine il risultato, garantire risultati all’altezza delle esigenze.
Avere fiducia nel proprio Dottore significa affidargli la propria salute, la credibilità dovrebbe essere lo strumento di negoziazione più importante in possesso dell’odontoiatra.
Al contrario non sono premiati e non creano rapporti stabili e duraturi (e nemmeno buon passaparola) il pressapochismo e le verità omesse che danno luogo a impressioni falsate e inducono a sottovalutare o sopravvalutare determinate prestazioni in virtù dell’accettazione del preventivo finale (vedi catene low-cost).

Dati alla mano: quando fiducia fa rima con ricavo.
Il rapporto di fiducia è un impegno emotivo fra due persone basato sul rispetto reciproco, sull’etica, su un sentimento positivo. I risultati di una negoziazione improntata sulla fiducia promettono maggiori ricavi in futuro. Feedback quantificabili con numeri schiaccianti per quanto riguarda sia il numero di pazienti che ritorna sia per la propagazione dell’immagine dello studio, divenendo cassa di risonanza, marketing vivente (è un processo in cui l’individuo diviene fonte di comunicazione e promozione dei servizi e dei professionisti stessi che li hanno realizzati, ma soprattutto dei valori. In questo caso è naturale e inconsapevole, il sorriso è il pezzo forte di questo marketing “a cuore aperto”, spontaneo).
Il Dentista è una professione molto importante e delicata, è colui che supervisiona la facoltà di alimentarci correttamente, sorridere senza vergognarci, curatore del nostro benessere psichico e fisico.
Ed è proprio la fiducia che determina la scelta del Dentista. Vediamo alcuni dati a riguardo provenienti da un’inchiesta condotta qualche anno fa (ma ancora attuale) dal sondaggista sociologo Mannheimer utilizzata a riprova di quanto detto finora anche nei convegni ANDI.
Nove su dieci (93%) gli italiani che ripongono la loro fiducia nel medico dentista.
Sei su dieci (56%) dicono di averne davvero tanta.
Il Dentista è considerato al pari del “medico di base” (o di famiglia).
Infatti il Dentista e il Medico di base hanno, nella popolazione, un voto di 7,6 come fiducia media, di contro a un 7,5 dei medici specialisti. Queste sono le uniche professioni per cui la maggioranza degli italiani ha sempre espresso una forte fiducia (hanno detto di fidarsi nell’ordine il 93%,90% e 93% degli italiani). All’opposto le professioni di giornalista e di manager sono le uniche a contare un voto medio (da 1 a 10) inferiore alla sufficienza seppur di poco (5,9) mentre avvocati (6) e notai (6,3) e magistrati (6,4) appena sopra la media.
Un’altissima fiducia verso l’odontoiatra che svolge la sua attività in uno studio privato italiano (89%). Ciò è dimostrato anche dal fatto che in otto casi su dieci (82%) gli italiani si rivolgono sempre allo stesso dentista.

Dal sondaggio emerge anche la ‘bocciatura’ delle grosse strutture e del turismo odontoiatrico. Nove italiani su dieci hanno infatti più fiducia verso il Dentista che opera in uno studio privato, mentre l’inefficacia delle cure effettuate all’estero è evidenziata dal dato che indica come più della metà di coloro che si sono rivolti a dentisti all’estero dichiarano che non lo rifarebbero. A prendere in considerazione lo studio estero è poco più di un italiano su dieci (15%), mentre per nulla interessati alle cure fuori i confini sono otto (81%) italiani su dieci.


Convertire fiducia in ricavo. Come cavalcare l’onda della fiducia per farsi conoscere.
Il vero valore della reputazione?
Si misura in fiducia e credibilità che influenzano la propensione dei Pazienti a tornare dove “sono stati bene”, dove sono stati curati e seguiti, dove di un bene o un servizio hanno potuto apprezzare la qualità.
Reputazione, credibilità e fiducia sono verificabili e quantificabili, i risultati portano a feedback e propagazione “del nome”. Per cavalcare l’onda, nel caso essa sia positiva, si può coadiuvare il tutto con una buona strategia social marketing creando consenso anche grazie alla propria presentazione in Rete, al Digital Engadgment (ingaggio di possibili Pazienti tramite le piattaforme social ad esempio).
Per questo diventa essenziale distanziarsi dal rumore di fondo impostando uno stile comunicativo comprensibile, stimolante, curioso che garantisca la qualità che salti all’occhio e continui a propagare i valori e la trasparenza e soprattutto la vicinanza al Paziente, quella che così difficilmente si riesce a percepire nelle catene dove le persone si sentono Clienti in fila per l’acquisto di un Prodotto.

BioService e Matrix, in questo senso, possono aiutare i Professionisti nell’ammirevole gestione del potenziale professionale del Loro studio Odontoiatrico.

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Viaggio nel Dentale Low-Cost
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Questa settimana non ci siamo lasciati sfuggire l’interessante puntata di Report, programma televisivo Rai che ha fatto la storia nell’ambito del giornalismo investigativo, a base di inchieste che affrontano temi di carattere economico e sociale.
La puntata di Lunedì 29 Ottobre 2018 intitolata “Dentocrazia” ha avuto come focus le grandi catene low-cost del dentale.
In svariati accenni sono emersi i temi da noi affrontati in numerosi redazionali che potrete consultare entrando nel nostro sito web sezione “news”. La puntata si è snodata parlando di “grandi catene” gestite come “supermercati”.
La verità è proprio questa, hanno l’aria di esporre tutto nella migliore delle maniere e presentarsi al proprio “cliente” con le migliori intenzioni, promuovendo il “prodotto” con le strategie e nelle forme più accattivanti.
Come al supermercato, spesso anche nel dentale, si accetta il preventivo in modo “emotivo” facendosi spesso abbagliare dai cosiddetti “prezzi civetta” finendo per acquistare prodotti inutili o quanto meno non indispensabili.
Cavalcando l’onda della crisi, le catene si sono affermate sempre di più. Ma sono realmente così convenienti come dicono di essere? In realtà il preventivo presentato nei centri organizzati, e spesso contestato con la riprova effettuata presso uno studio privato, ha poco a che vedere con una diagnosi oculata ma molto più con l’acquisto di un bene/prodotto. Il reportage continua mettendo in luce come gli operatori inseriti nel “contesto clinica low-cost” siano soggetti ad un ri-cambio repentino per disparati motivi (contratti da fame, inesperienza, incidenti in corso d’opera), sottolineando come i preventivi benché scontati fino all’85% includano prestazioni non necessarie o non impellenti, evidenziando come le catene siano all’interno di un sistema di piramidi societarie da dove è difficile uscire in caso di contenzioso, strutture opache in cui mancano i controlli sulle dinamiche finanziarie e dove il barile viene scaricato di filiale in filiale, di clinica in clinica, di società in società.

Ci siamo accorti di come, nelle settimane precedenti, Matrix e BioService avessero centrato il bersaglio parlando del dentale in tutte le sue sfaccettature approfondendo temi come “medico o  venditore di denti” in cui emergeva la tendenza delle persone a non comprare quello che un Dottore fa ma perchè lo fa. La cura, la costanza, la presenza.
Dare un prezzo predefinito ad una diagnosi, ad una cura, ad un piano riabilitativo è assolutamente incompatibile con il servizio stesso. Diametralmente opposta come filosofia rispetto a quella delle grandi catene che pubblicizzano in cartelloni 6X3 la promo del mese su impianti, corone e pulizie dentali senza aver nemmeno aver visto i propri pazienti, anzi, i propri clienti. Le cliniche delle catene low-cost sono attraenti, ricche, luminose, ipermoderne, completamente attrezzate e offrono prestazioni a prezzi stracciati, come al supermercato con l’offerta del mese disposta sul miglior scaffale; ma esiste una differenza abissale tra vendere prestazioni forzando i piani terapeutici non in base alle patologie, ma a quanti soldi può spendere il “cliente”e l’analisi approfondita del caso attraverso esami preliminari e udienze col paziente provando a pianificare in base alle necessità finanziarie anche un sistema di pagamento rateizzato.
Il tema della vendita piuttosto che la somministrazione di prestazione ricorre anche nell’articolo titolato “No!E’ troppo caro!”, dove intendavamo sottolineare l’importanza della diagnosi e differenziare nuovamente la figura del Medico (da quella del venditore di denti) che pazientemente valuta e propone sulla base di aspetti tecnici-biologici-psicologici le volontà del paziente e le indirizza consapevole del fatto che la differenza non la fa il preventivo ma l’ascolto.

Il fare leva sull’estetica dello studio e la parte comunicativa/marketing è stato al centro dell’articolo pubblicato sulle nostre piattaforme titolato “aspettative del paziente” che fa luce su come il paziente-medio sia invogliato dalla modernità e dalla ridondanza dei messaggi pubblicitari ad entrare nelle cliniche delle catene low-cost, viste le ingenti somme che le stesse destinano all’istant marketing.
Cura dell’ambiente, informazione, chiarezza su preventivi e costi, comodità, trasparenza sono le esigenze messe in luce dalle statistiche ma solo in parte vengono espletate formalmente dalle grandi catene; l’immagine è come sempre il biglietto da visita migliore ma la chiarezza del preventivo e l’informazione costante non sono punti forti considerati i frequenti episodi di overtreatment (preventivi gonfiati) e turnover (sostituzione del personale in maniera fulminea). Il paziente cerca serietà, affidabilità, credibilità e si aspetta di essere seguito dall’inizio alla fine con rassicurazioni, spiegazioni e risultati tangibili e duraturi.

I dati parlano chiaro sia nel reportage della trasmissione RAI e sia negli ultimi scritti da noi pubblicati (“Diamo i numeri:cure odontoiatriche, abitudini e statistiche”), dove ci siamo avvalsi di dati nazionali estrapolati dalle fonti autorevolie attendibili.
Oggi, questi dati trovano conferma anche nel servizio di Report, così riportiamo anche noi qualche dato fornito dall’agenzia Key-Stone “marketing research and consulting” : dati che derivano da un’indagine condotta su circa 1600 persone scelte in maniera casuale (70% intervista telefonica, 30% web).
Il 23 % degli intervistati è stato in un centro o in un circuito dentale per un preventivo o per una visita. Tale percentuale aumenta tra gli intervistati più giovani, i dirigenti/imprenditori e gli impiegati.
Il 68% non è mai stato in un centro dentale, nè conosce qualcuno che ci sia andato.
84% le famiglie che si sono rivolte ad un dentista privato nel 2016. Ma l’incidenza dei centri low-cost odontoiatrici aumenta nel caso di trattamenti specifici e tra chi è già stato in un centro. Trattamenti ad alto valore diffusi tra i pazienti delle cliniche.
25% di incidenza per le cliniche, 17% per l’odontoiatria privata.
Il pregiudizio per le cliniche diminuisce notevolmente da parte degli “utilizzatori”: in generale, la clinica viene preferita per la sua convenienza e modernità, mentre al dentista privato viene riconosciuta una maggiore qualità della prestazione e una migliore gestione delle relazioni. Mettendo però a confronto l’opinione di chi è già stato in un centro appartenente a un circuito dentale rispetto a chi non ne ha mai avuto accesso, i dati mostrano un forte pregiudizio da parte di coloro che non sono mai stati in un centro Odontoiatrico.

Rimarchiamo il nostro pensiero, ovvero che in ogni contesto possano operare professionisti più o meno onesti e preparati e che questa fenomenologia sia presente anche nel comparto dell’odontoiatria privata. Nell’estratto odierno ci siamo concentrati sul tema dei centri low-cost perchè la cronaca sta portando a galla numerose casistiche di pazienti/consumatori adirati per spiacevoli accadimenti che hanno comportato problemi di salute ed economici.
Matrix e Bioservice si impegnano da anni a fornire prodotti e informazione adeguate e consulenze mirate per contraddistinguere la propria attività nell’attuale panorama odontoiatrico.

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