ODONTOTECNICO: UN LAVORO IN VIA D’ESTINZIONE?
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La tecnologia permette di realizzare lavori che si avvicinino alla perfezione e la manodopera va scomparendo. Si prevede che in un futuro prossimo l’automazione sarà così elevata da modificare sostanzialmente buona parte di molte professioni. L’introduzione delle tecnologie digitali è stato il principale motore dell’attuale rivoluzione.

L’ultimo rapporto del McKinsey Global Institute “A Future That Works: Automation, Employment, and Productivity”, conferma questa tendenza: quasi la metà (il 49%) dei lavori svolti oggi nel mondo da persone fisiche potranno essere automatizzati. Anche in Italia, dove il tasso di sostituzione si aggirerebbe tra il 49% e il 51%. Significa che più della metà dei lavoratori italiani, circa 11 milioni di persone, potrebbero essere sostituiti da una macchina.
Il World Economic Forum parla di una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro entro il 2020, compensata da un guadagno di due milioni di posti di lavoro. Quindi, il saldo negativo è di cinque milioni di posti in meno nel mondo entro i prossimi tre anni.

I lavori artigianali saranno quelli più interessati e che risentiranno maggiormente di questo orientamento, seguiti da lavori allo sportello come il cassiere di banca (eclissato dall’home e dal mobile banking) o l’assicuratore (adombrato dalle assicurazioni on-line), ma anche mestieri di sala operatoria e nei servizi pubblici. La cassa automatica sostituisce il cassiere, il bancomat il bancario allo sportello, Amazon e Ali Baba (solo per citare i maggiori colossi) eclissano commessi e agenti di commercio, Booking gli addetti degli hotel e delle agenzie di viaggio, l’email il postino, i robot gli operai, app e siti web i telefonisti dei call center, nei fast food si ordina e si paga tramite schermo touch screen, per comprare un abito basta cliccare la vetrina virtuale sullo schermo del computer e aspettare comodamente a casa la consegna. Esistono molti altri esempi di come l’informatica e le sue applicazioni abbiano cambiato le abitudini di vita e disparati ambiti professionali.

Ma noi siamo qui per parlare di un altro mestiere che inevitabilmente sta vedendo vacillare la propria stabilità: l’odontotecnico. La professione di Odontotecnico è sempre stata di basilare importanza all’interno della “filiera del dente”, tanto da poterla definire insostituibile e necessaria, figura centrale dell’Odontoiatria Protesica. Pensare che questa professione e la relativa fabbricazione di protesi siano estranee a questa tendenza incalzante che mira all’automazione completa dei processi di produzione non è per nulla realistico. D’altro canto, è giusto ricordare che tutte le conoscenze, i materiali e le tecniche in possesso e in uso attualmente nei laboratori odontotecnici sono state a loro volta concepite e sperimentate in un’ottica di evoluzione, come è logico che sia verranno soppiantate e archiviate per lasciare spazio alle novità, in un inesorabile ciclo di vita che viaggia sulla linea del tempo e richiede disponibilità al cambiamento e all’apprendimento.

Quella dell’Odontotecnico rischia di non essere più la figura centrale della fabbricazione protesica? Chi si è salvato dall’avanzare incessante delle nuove tecnologie che sostituiscono la mano dell’uomo con il “braccio robotico” o i macchinari altamente performanti?
Ci si domanda in definitiva quanto sia pronto l’Odontotecnico ad incassare questa svolta epocale, quanto sia aperto nei confronti dei nuovi mercati.
La categoria si è divisa a metà tra chi ha investito ed ha voluto sperimentare il futuro attraverso il 3D e chi, spaventato da costi, curva di apprendimento e scetticismo nei confronti del percorso evolutivo del mestiere, è rimasto fedele alle tradizionali tecnologie sempre avute in possesso (delegando il delegabile).
Sicuramente coloro siano riusciti a salire sul “carro delle tecnologie”, abbiano investito nel futuro, dato vita a collaborazioni con colleghi e reti d’impresa per lavorare in sinergia, scelto percorsi evolutivi per il proprio laboratorio in un’ottica imprenditoriale lungimirante e avveniristica, stanno ora galleggiando ed emergendo.
In primis bisognerebbe saper cogliere l’avanzare delle conoscenze e aver padronanza di queste nuove basilari competenze (il laboratorio si evolve e con esso la figura del professionista), saper sfruttare il momento per fare scelte ed investimenti, strategie di comunicazione e di vendita, proporre e adattarsi alle mutate esigenze del mercato con lavorazioni ad “elevato valore aggiunto”. Ad esempio c’è chi ha puntato su dispositivi medici su misura per la prevenzione dei traumi (es. paradenti professionali per atleti, calciatori, pallanuotisti), c’è chi ha cavalcato il mercato dell’Odontoiatria estetica o dell’ortodonzia. Aumentare il fatturato senza essere nuovamente soffocati da quella che si continua a definire crisi ma che in realtà potrebbe somigliare di più ad una reticenza al “nuovo panorama” e alle “nuove” richieste.

Mettendo da parte ciò che concerne l’apprendimento e la propensione al cambiamento, è giusto sottolineare che gli 800 milioni di euro di entrate che movimenta il mercato italiano del settore dentale (divisi tra studi e laboratori) hanno fatto cadere l’occhio sulla notevole presenza di aziende e centri che si occupano di stampe 3D e tecnologie CAD/CAM. Un mercato che non se la vede più solo con il laboratorio dell’odontotecnico ma con la dominante presenza dei centri di fresaggio e laser melting.
Come dichiarato dall’Unione Nazionale Industrie Dentarie Italiane, in collaborazione con Key-Stone statistiche a cui è stata commissionata l’indagine, i dati dimostrano che il 24% dei laboratori odontotecnici si affida a centri di produzione CAD/CAM, preferendo questa metodica lavorativa a quelle tradizionali proprie dell’odontotecnica.
Aumenta il numero dei laboratori che decide di affidarsi per tutto il processo di lavorazione a questi “centri del digitale”: dalla progettazione fino alla produzione dei lavori stessi.
È giusto che la figura dell’odontotecnico integri nella sua routine professionale tecniche e tecnologie CAD/CAM, in grado di facilitare il lavoro e la qualità delle esecuzioni tenuto conto che il mercato dentale sta fisiologicamente convertendo tutte le tecniche e le tecnologie, fino ad arrivare ad essere quasi del tutto digitale.
Ma le figure storiche della filiera (industrie e fornitori, studi Odontoiatrici e laboratori Odontotecnici) stanno elaborando azioni combinate strategico-imprenditoriali?
La risposta è: non ancora abbastanza.
E’ necessario nobilitare la figura dell’Odontotecnico e privilegiare la collaborazione con gli studi Odontoiatrici in grado di apprezzare la qualità dei laboratori italiani. A livello di gestione aziendale può essere di grande sostegno l’aggregazione di imprese, sia per arginare i costi sia per ottimizzazione le risorse e dominare un mercato complesso.

Le nuove tecnologie richiederanno l’inserimento di figure professionali più tecniche e qualificate per gestire i nuovi sistemi. La formazione dei professionisti sarà di basilare e imprescindibile importanza.

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L’odontoiatra è un medico o un venditore di denti?
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Com’è cambiato il contesto in cui opera l’odontoiatra?
L’odontoiatra è un medico o un venditore di denti? Qual è il beneficio per il paziente?

Questi quesiti aprono il vaso di Pandora nel campo del Dentale, un quantitativo ingente di riflessioni inserite nel contesto in cui opera il nostro Professionista.

Il panorama è del tutto cambiato, il dentista si trova a vivere la cosiddetta “sindrome del cassetto vuoto” e subisce la presenza e la diffusione incalzante delle catene “low cost”. Sembra che l’ultima soluzione da adottare, considerata la “crisi” che ha svuotato l’agenda, sia quella della svendita, dei saldi nel campo odontoiatrico! Come se il valore della prestazione si eclissasse a cospetto del prezzo vantaggioso.

Le cosiddette catene operano su economie di scala e sulla comunicazione di marketing (con focus sulle terapie più costose come l’ortodonzia e la protesi, soprattutto su impianti), tutto ciò ha favorito la domanda ma in primo luogo ha creato nuovi modelli di riferimento sul mercato. La comunicazione della quale si avvalgono le catene, e gli ingenti budget destinati a questa diffusione di informazioni, hanno influito notevolmente sul mercato, perchè da un lato hanno fatto conoscere maggiormente l’implantologia e dall’altro hanno destabilizzato le politiche sul prezzo del sistema odontoiatrico tradizionale. Considerati i prezzi stracciati, è andato perso a livello collettivo “il valore” delle terapie

Per l’appunto, la tendenza da parte del paziente medio italiano, non è quella di abbandonare lo studio tradizionale ma di affidarsi sempre più alla catena per gli interventi costosi (protesi e ortodonzia). Da statistiche -dati altro consumo 2016- la spesa media di un paziente dal dentista tradizionale è circa di 370€ mentre si aggira sui 900€ quando decide di rivolgersi ad una catena.

Ma non ci si deve insospettire al cospetto della parola marketing, non vuol dire altro che “creare e dare valore al servizio”, il marketing non è prettamente vendita. Le persone non comprano prodotti ma soluzioni ai loro problemi ed è per questo che il marketing etico utilizza la comunicazione per esprimere valori, diffondere la cultura della salute e far emergere la consapevolezza del bisogno di cure stimolando l’economia dello studio dentistico. Lo studio perciò deve avvalersi di una sana comunicazione e un buon dialogo col paziente ovvero di trasparenza; il paziente apprezza chi lo segue nel percorso di cure, chi motiva la prestazione illustrando la qualità del servizio stesso. Il servizio dato dal medico al paziente non si basa solo sul “prodotto dente” ma prima di tutto sulla capacità di fare diagnosi. Non si può svilire e parlare di prezzo del prodotto (dente) quando la parcella del medico si basa prima di tutto e sopratutto sulla prestazione del servizio.

In definitiva, le persone non comprano quello che fai ma perchè lo fai.
Dare un prezzo predefinito, ad una diagnosi, ad una cura, , ad un piano riabilitativo è assolutamente incompatibile con il servizio stesso. Esistono sicuramente costi fissi quali il materiale, la produzione, passaggi e consegne, sviluppi fisici, apparecchiature ma il costo di una prestazione non è vincolato e giustificato solamente da questi importi bensì al valore intrinseco della prestazione svolta dal medico. Il medico consiglia, chiarisce, include e segue il paziente prima, durante e dopo. Lo mette nelle condizioni di poter usufruire del miglior servizio, fatto di competenza e padronanza di conoscenze e strumenti. Questo fa la differenza, questo crea valore e va diffuso tramite l’informazione mirata.

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